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2 Febbraio 2007 - Due facce della stessa città

lunedì 4 febbraio 2008

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Era da tanto che Catania attendeva questa partita, il derby con il Palermo. Una sfida molto sentita da entrambe le tifoserie che, dopo tanti anni, si presentava nuovamente sul palcoscenico prestigioso della serie A. I tifosi rosanero, arrivati in ritardo in città, si perdono la prima frazione di gioco, quelli etnei invece sono già all’interno del Massimino ad assistere alla partita ed a incitare la propria squadra. Che ci potessero essere degli scontri tra le due tifoserie era preventivabile e purtroppo quasi scontato. Che invece si potesse superare il limite era del tutto inaspettato. La partita viene sospesa per oltre 30 minuti a causa del lancio di lacrimogeni e nei "soliti scontri" ci scappa il morto: Filippo Raciti, ispettore capo della squadra mobile di Catania.

Riportiamo due testimonianze di due mondi che vorremmo sempre meno lontani: gli ultras e le forze dell’ordine. Entrambe le testimonianze sono di persone che vivono a Librino.

In quale settore dello stadio eravate il 2 febbraio? Eravamo in curva nord Ci raccontate che cosa è successo quella sera? Durante il primo tempo della partita, mentre facevamo i cori, i poliziotti hanno lanciato dei lacrimogeni all’interno dello stadio. Appena è cominciato il secondo tempo il direttore di gara ha sospeso la partita a causa del troppo fumo provocato dai lacrimogeni. Lo stadio di Catania è uno dei più controllati rispetto a tutti gli stadi italiani ne ho avuto riscontro quando sono andando all’olimpico di Roma. In quella occasione potevo fare quello che volevo agendo indisturbato…li i tifosi non sono per niente scortati dalla polizia mentre qua si. Era una cosa organizzata quella che è successa il 2 febbraio? Assolutamente no. L’intento degli ultras era soltanto quello di non fare entrare i palermitani allo stadio. Come mai in occasione del derby di andata i tifosi palermitani sono riusciti a non farci entrare all’interno dello stadio? Noi non ci siamo riusciti perché i poliziotti si sono messi in mezzo ed è accaduto poi tutto quello che sapete. Cosa vuol dire per te essere un tifoso? Per me essere un tifoso significa dare entusiasmo alla mia squadra dal primo all’ultimo minuto…sempre Quindi gli scontri che sono avvenuti non sono da considerare “tifo”? No assolutamente, si va allo stadio solo per la propria squadra perché gli scontri non fanno parte del calcio. Come mai in quei giorni si è parlato tanto di Librino? Ti spiego: in quel periodo qui a Librino hanno arrestato diverse persone. I poliziotti hanno trovato un nostro striscione tra le persone che hanno arrestato ;ecco il motivo per cui hanno fatto tutti riferimento a Librino. I poliziotti sono arrivati a molti ragazzi interrogando i fermati, alcuni ragazzi li hanno arrestati in fragranza di reato altri invece perché qualcuno ha fatto il loro nome durante l’interrogatorio. Come avete reagito all’ arrivo dei tifosi del Palermo? Chi c’era tentava di bloccarli in qualsiasi modo, l’obiettivo quella sera era picchiare i palermitani e no i poliziotti. Mi sono accorto che a Palermo non eravamo scortati da nessun poliziotto, se riuscivi ad uscire uscivi dallo stadio se no rimanevi dentro. I palermitani erano nel nostro settore per Palermo - Catania. Come è stato possibile rompere i sanitari? Tre persone, qualche calcio e qualche pugno e si rompe… c’è anche da dire che con i cocci dei sanitari non riescono a tagliarsi i poliziotti perchè hanno una tuta molto imbottita Cosa è cambiato per te dopo gli scontri del 2 febbraio? Sono ancora più tifoso e orgoglioso di quello che sono.

Intervista a cura di Riccardo Salerno e Stefano Mazzeo

Dove ti trovavi la sera del 2 febbraio? Eravamo alla zona industriale in attesa dei tifosi di Palermo da caricare sugli autobus dell’Amt per portarli fino allo stadio, settore ospiti. Una volta arrivati, siamo entrati nel settore insieme a loro. Quale erano le disposizioni per quella sera? Dovevamo scortare i pullman dei tifosi palermitani per evitare che venissero aggrediti una volta arrivati in città o che ,viceversa, fossero loro ad arrecare danni a cose o persone. Avevate avuto qualche sentore di quello che poi è successo? Ti posso dire che l’aria era davvero tesa. I tifosi sono arrivati tardi al punto d’incontro e sia noi che loro eravamo molto nervosi a causa di questo ritardo. Potevamo immaginare che sarebbe successo qualcosa. Del resto, puntualmente in ogni partita casalinga del Catania, succedeva di essere bersaglio di pietre e oggetti da parte di ragazzini o teppisti. Ce lo aspettavamo ma non fino a quel drammatico epilogo. Cosa pensavi in quei momenti? Appena siamo arrivati nello spiazzo antistante la curva ospite siamo stati oggetto di un così fitto lancio di pietre e altro, da dover indietreggiare. Sono stati momenti di panico:c’era fumo dei lacrimogeni, urla, rumore di vetri rotti, sirene..ti posso dire di aver capito che la cosa era andata oltre ogni possibile aspettativa. Una volta dentro il settore ospiti, eravamo tesi, stanchi: erano già quasi 10 ore che eravamo in servizio. L’aria era spettrale: sentivamo dalla radio che i colleghi furoi era in difficoltà, aggrediti ma non potevamo uscire per andare ad aiutarli. Ci sentivamo impotenti. Cosa credi sia stato il motivo scatenante gli scontri? La stupidità di pensare i palermitani come nemici. Il fatto che molti pseudo tifosi catanesi sostenessero di essere stati trattati male a Palermo. Molti volevano vendetta a scapito di noi poliziotti Cosa è cambiato per te dopo gli scontri del 2 febbraio? Per me nulla. Mi sono disinnamorato del calcio da molti anni. Da quando ormai, assisto alle partite dalla parte del "nemico". Posso dirti però, che quest’anno la situazione è molto migliorata: i tifosi sono più civili e ,sarà per l’inasprimento delle regole o per quello che è accaduto, andare alla partita per noi è tornato ad essere un lavoro e non un rischio. Ti senti di dire qualcosa a ragazzi protagonisti di quegli scontri e a quelli che erano presenti allo stadio? Posso solo ricordare quei momenti: attimi terribili, in cui ho visto persone adulte di 50 anni piangere per qualcosa che non capivano, che non credevano possibile. Ho visto figli contro padri: bambini di 10/12 anni, ragazzini di 18 anni lanciare pietre, colpire con bastoni, sfilarsi le cinghie ed inveire contro chi era li solo per evitare che una festa di sport si trasformasse in tragedia. Intervista a cura di Giovanni Giuffrida




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