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Al Pigno si nomina un nuovo parroco

Le condizioni di salute di padre Greco costringono l’arcivescovo Gristina a cercare una nuova guida per la comunità di San Giuseppe al Pigno

giovedì 4 ottobre 2007, di Massimo Siciliano

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Parroco al Pigno da 37 anni, padre Greco Concetto ha rassegnato 4 anni fa le dimissioni per raggiunti limiti di età all’arcivescovo Salvatore Gristina; dimissioni non ancora accettate finora data la stima posta nei suoi confronti. Padre Greco ha dunque continuato a guidare la comunità del Pigno, seppur nascosto nell’ombra, dando piena libertà di azione ai suoi collaboratori. Il quartiere nasce nel 1958 ed accoglieva gli immigrati provenienti dal centro dell’isola (messinese ed ennese). Prima di essere istituita giuridicamente parrocchia, la chiesa San Giuseppe al Pigno (eretta intorno al 1965) viene sottoposta alla giurisdizione della parrocchia Madonna del Divino Amore in Zia Lisa. I primi curati che vengono a celebrare sono padre Giuseppe Portaro e padre Salvatore Sarto. Venendo a conoscenza del quartiere e della chiesa nascente, padre Greco (allora vicerettore del seminario) decide di abbandonare gli alloggi arcivescovili per andare ad abitare in via dei Sanguinelli; il 4 agosto 1970 – festa di San Giovanni Maria Vianney, patrono dei parroci –viene nominato primo parroco del Pigno. Inizia il suo mandato facendo il fabbro per capire cosa vuol dire guadagnarsi da vivere, senza pretendere nulla dalla Curia – dalla quale rifiuta persino la congrua – per dare esempio di servizio ed umiltà con la sua stessa vita; considera la struttura della chiesa circolare e non piramidale, fatta di uomini e non di mattoni; incentra la sua missione sull’evangelizzazione e la cura dell’anima. Tra i suoi vicari parrocchiali si annoverano don Alfio de Francesco, che lo ha affiancato alla guida della comunità dal 1990; padre Calogero Di Leo, che ha il merito di aver allargato l’orizzonte giovanile della parrocchia allestendo il campetto interno dove si tenevano partite di basket e pallavolo; padre Filadelfio, padre Antonio Testaì, e infine padre Orazio Catarraso, che dopo 2 anni di collaborazione viene trasferito da mons. Gristina nella parrocchia San Nicolò di Misterbianco, lasciando sguarnita la parrocchia. Sempre coadiuvati dai consigli del loro parroco, i sacerdoti e diaconi che sono stati assegnati alla chiesa San Giuseppe al Pigno si sono occupati attivamente della liturgia e della pastorale giovanile. L’insegnamento più grande che hanno tratto da padre Greco è che per crescere bisogna imparare ad ascoltare gli altri. Molte sono state le attività organizzate che hanno coinvolto gli abitanti del Pigno (soprattutto i più giovani): sagre della salsiccia, del dolce, giochi della gioventù, discoteca nei locali della chiesa, cena per gli anziani e tombola per Natale, corsi di Sacra Scrittura, partecipazioni di corali quali Imago Vocis, Tovini e Resurrexit di Librino), colonia estiva, rappresentazioni teatrali, recital, cori con i bambini, sfilate in maschera per carnevale, campionati di calcio e pallavolo, molte gite e alcuni ritiri spirituali. Tali manifestazioni venivano annunciate la domenica dopo la Messa o tramite volantini sparsi per il quartiere. Oltre alle attività liturgiche e pastorali si sono organizzate due feste di San Giuseppe e due feste in onore della Madonna, tutte molto partecipate. Quello che sempre più spesso mancava però erano proprio collaboratori che affiancassero padre Greco nello svolgimento di tali attività, che si tenevano nei locali della parrocchia per la sicurezza dei ragazzi e per farne capire l’appartenenza. Gli abitanti del Pigno però non conoscono la vera figura di padre Greco, un sacerdote che non prende soldi, che va a lavorare insieme a tanti altri padri di famiglia per guadagnarsi il pane, che ha aiutato molta gente anche sul lato economico (senza mai farsi troppa pubblicità), la cui porta di casa è sempre stata aperta per ospitare chi ne avesse avuto bisogno – anche ladri. Spesso i pignoti lamentano che padre Greco non scendeva a compromessi con i politici per avere una chiesa più grande o per ottenere altri tipi di sovvenzioni per il quartiere; per padre Greco l’importante era assistere spiritualmente i suoi parrocchiani, d’altronde la chiesa non è un centro sociale o un’istituzione civile, e tutto quello chiesto dai pignoti non poteva – e non doveva – essere svolto dalla parrocchia, che comunque è sempre stata aperta alle attività giovanili e civili, spesso non supportate proprio dagli stessi abitanti che proponevano ma non collaboravano attivamente. Non sempre l’istituzione religiosa può compensare tutti i problemi, anche perché la comunità ecclesiale non deve sostituirsi alla comunità politica e sociale, ma può solo collaborarvi. Date le recenti condizioni di salute di padre Greco, il vescovo si vede costretto a cercare alla svelta un valido sostituto alla guida della comunità, un sacerdote che sappia amare i suoi parrocchiani, li rispetti e che si faccia a suo tempo rispettare ed apprezzare; un’impresa non proprio facile per mons. Gristina, anche considerando le poche vocazioni sacerdotali della diocesi.

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