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Anche i medici catanesi contrari al ddl sicurezza

venerdì 27 marzo 2009

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Non solo anticostituzionale ma pericoloso per la salute pubblica. Anche i medici di Catania contro il “ddl sicurezza” approvato solo dal Senato e ora in discussione alla Camera. Oggi, Cgil Cisl Uil confederali e i sindacati dei medici di Cgil Cisl Uil e l’Anaao-Assomed hanno spiegato alla stampa perché vogliono che sia ritirata la norma che obbliga i medici a denunciare gli immigrati irregolari. Erano presenti i rappresentanti provinciali Renato Scifo (Cgil Medici), Nicoletta Gatto (Cgil confederale), Pietro Cortese (Cisl Medici), Gaetano Marziano (Cisl confederale), Maurizio Attanasio (Ass.Oltre le Frontiere Cisl), Filippo Bentivegna (Uil Medici), Rosario Laurini (Uil confederale) e Marina Tummino (Anaao-Assomed).

«Le norme in questione – è stato sottolineato nel documento unitario distribuito ai giornalisti – presentano un evidente profilo di incostituzionalità per contrasto con l’articolo 32 della Costituzione, in base al quale "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della Collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti". Inoltre, per quanto riguarda la realtà isolana, l’applicazione di tali norme norma sarebbe molto pericolosa dal punto di vista sanitario soprattutto per la Sicilia, regione altamente esposta al fenomeno dell’immigrazione anche clandestina.

La dannosità di questo nucleo di nuove disposizioni appare chiara non solo in relazione alla diminuzione di tutela del diritto alla salute degli extracomunitari, costituzionalmente garantito a ogni individuo indipendentemente dallo stato giuridico, ma anche sul piano della sicurezza sociale. E’ facile prevedere, infatti, che di fronte del rischio concreto di essere denunciati alle autorità giudiziarie, gran parte dei cittadini extracomunitari si vedrebbe costretta, in caso di necessità, a ricorrere a un sistema sanitario "parallelo", sottratto a ogni regola e controllo. E ciò potrebbe generare situazioni di pericolo anche per la salute dell’intera collettività.

A questo proposito non si può non plaudire all’emendamento, presentato dall’assessore alla Sanità e dal Presidente della Regione, che prevede per i cittadini immigrati le cure ambulatoriali e ospedaliere necessarie senza alcun obbligo di denuncia da parte dei medici e del personale sanitario.

Tale emendamento, approvato dall’Assemblea regionale siciliana, va nella direzione auspicata da Cgil Cisl Uil confederali e dai sindacati dei medici di Cgil Cisl Uil e Anaao.

Chiediamo alle istituzioni locali (Comune e Provincia ) una ferma presa di posizione nei confronti dei Governo nazionale, affinché ritiri una norma così odiosa e incivile.

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da sinistra: Tummino, Scifo, Bentivegna, Gatto, Marziano, Laurini, Cortese

L’obbligo per i medici di denunciare all’autorità giudiziaria gli immigrati clandestini, è contenuto nell’articolo 45 del ddl sicurezza approvato solo dal Senato ed ora in discussione alla Camera. A questa norma è strettamente connessa quella che considera reato l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato. Al riguardo, va sottolineato che il medico dipendente da Enti pubblici o da Enti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale riveste contemporaneamente, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio.

Da ciò deriva per i medici un vero e proprio obbligo di denuncia di un reato di cui essi abbiano avuto notizia nell’esercizio delle loro funzioni o servizio, la cui omissione o ritardo comporta essere sottoposti ad una sanzione penale. Ciò comporta che agli stranieri, anche irregolari, dovranno essere garantite, come prima, le prestazioni sanitarie e che l’operatore sanitario dovrà agire, purtroppo, secondo le regole generali effettuando la denuncia all’Autorità Giudiziaria.

Dunque, nel quadro normativo che risulterebbe in caso di conferma integrale del ddl citato, non solo verrebbe meno la garanzia di non segnalazione precedentemente prevista, ma addirittura risulterebbe vigente - sebbene non disposto espressamente - un obbligo di segnalazione da parte dei medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Non sarebbe possibile per i medici sollevare obiezione di coscienza, in quanto si può ricorrere a tale prerogativa solo nei casi in cui è espressamente prevista dalla legge. La denuncia andrebbe effettuata "evitando ogni ritardo" che è equiparato dalla legge all’omissione. E tutto questo i medici catanesi non lo vogliono.




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