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Associazione Terreforti

sabato 10 maggio 2008, di Cristina Perrotta

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Nel cuore di Librino vecchio, quella parte del quartiere ancora pulsante di tradizioni e di aria di famiglia, con le sue case all’antica, i cortili e le strade strette, in cui la gente si ferma a chiacchierare e si chiama ancora per nome, è nata da pochi mesi una nuova realtà: l’associazione culturale Terreforti. Il nome deriva proprio dalla tradizione: così si chiamava la zona quando si potevano ancore scorgere intere distese di vigneti e qualche casolare sparuto qua è là ed è proprio su queste terre fertili che Alfio Guzzetta, fondatore dell’associazione, è cresciuto, tra gli alberi che poco a poco sono spariti, le case che si sono trasformate in palazzoni e la voglia mai sopita di salutare la gente per strada con un sorriso e leggervi negli occhi l’orgoglio di avere un’identità ben precisa: essere un librinese. “Questa identità purtroppo – racconta Alfio – è venuta meno negli anni: non c’è più il bel rapporto di vicinato che esisteva ai tempi di mio padre e della mia infanzia e la gente che nasce e cresce nel quartiere in genere va a fare cultura fuori da questo contesto. La nostra associazione – continua – vuole riportare invece la voglia di fare cultura e consapevolezza anche qui. Negli anni ho fatto tante esperienze, dal teatro ai laboratori di carta pesta, ma sempre fuori dal mio quartiere. Adesso siamo in otto, ognuno con la sua esperienza, ognuno con i suoi talenti e vorremmo creare un rapporto con Librino, mettere le basi per poter chiedere uno spazio da gestire, che sia aperto a tutti, senza colori politici, con la sola voglia di fare cultura”. E la cultura in casa Guzzetta è qualcosa di palpabile, come nota Franco Politano durante l’intervista: "Varcando l’uscio di casa del signor Alfio e guardandosi attorno, la prima impressione – afferma Franco - è che in questa casa la cultura è... di casa! Ovunque, sui mobili, tavoli, divani sono sparsi libri, testi teatrali e manoscritti del signor Alfio; alle pareti tanti quadri: il volto di un fiero sardo dipinto addirittura dal suocero così come pure un armonioso scorcio della via crociferi con in fondo l’arco di San Benedetto. Alcuni altri quadri dipinti dal Guzzetta e persino dalla figlia Eleonora". Una descrizione calzante, soprattutto se si pensa che Alfio Guzzetta si riunisce al momento proprio in casa sua con gli altri membri dell’associazione, in attesa di poter avere uno spazio più appropriato e tra le mura e l’abbaiare del cane ripassano le battute di uno spettacolo teatrale: “ho 64 anni – racconta Alfio – e da quando sono in pensione mi dedico alle mie passioni, prima tra tutte il teatro. Nel 2005 ho preso la laurea in lettere Moderne e collaboro con le scuole, per trasmettere ai ragazzi l’amore per il teatro e parlare con loro di attualità, legalità etc. Bisogna coinvolgere i giovani, solleticare la loro curiosità. E’ molto importante secondo me – conclude – dare sfogo all’immaginazione e credere in se stessi”. Alfio parla con scioltezza, passa da un racconto all’altro con agilità, nel frattempo legge stralci di dialogo tratti da un suo manoscritto in lavorazione, recita pezzi di poesie dialettali, si affanna tra i libri e il vocabolario etimologico siciliano per spiegare l’origine di termini come “marruggiu”(manico della zappa) o “miniminnagghia” e non è difficile immaginarlo sulla scena, mentre catalizza l’attenzione degli spettatori e li trasporta con sé in un mondo antico, popolato di sogni, di maschere di cartapesta che realizza con le sue stesse mani, di gesti antichi e parole ormai dimenticate. Un mondo che, come racconta nelle sue poesie, era popolato di gente semplice, un tempo in cui “si scanusceva ù troppu, ni bastava ù nenti”. Ah, viene da sospirare, che bel tempo doveva essere…

Cristina Perrotta




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