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Carabinieri si fingono bagnanti per catturare esponente di spicco del clan santapaola

Boss del Villaggio Sant’Agata arrestato a Vaccarizzo

Salvatore Zito detto "Turi Malavita" era considerato il reggente del quartiere per il clan Santapaola

mercoledì 3 agosto 2011

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Alle prime ore del mattino all’interno di un villaggio balneare in contrada Vaccarizzo i Carabinieri della squadra “Catturandi” del Nucleo Investigativo hanno tratto in arresto Salvatore Zito, 50enne pluripregiudicato catanese, militante storico del clan Santapaola e ritenuto l’attuale responsabile del Villaggio Sant’Agata, con precedenti per associazione per delinquere di stampo mafioso, rapina, detenzione e porto abusivo di armi, e spaccio di sostanze stupefacenti.

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Salvatore Zito detto "Turi Malavita"

Zito era stato coinvolto, insieme ad altre 24 persone, in una prolungata e complessa attività di indagine, che aveva permesso di individuare e ricostruire una fitta e corposa organizzazione mafiosa operante sul territorio catanese e dedita alla commissione di numerosissime estorsioni, per le quali ci si avvaleva della forza intimidatrice scaturente dal legame con il clan Santapaola.

Le indagini avevano determinato la condanna definitiva, nel marzo scorso, a 7 anni di reclusione ed alla multa di 1.200,00 euro, provvedimento, però, al quale Salvatore Zito si era volontariamente sottratto rendendosi latitante.

Il boss, conosciuto negli ambienti come “Turi malavita”, ha iniziato la sua carriera criminale con una serie di rapine in trasferta, ai danni di istituti di credito del nord Italia. Attività che nel tempo gli hanno garantito quella disponibilità economica e la notorietà necessaria per guadagnare punti all’interno dell’organizzazione criminale catanese, in seno alla quale si ritaglia il settore, sicuramente redditizio e notoriamente delicato, delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali.

Solo una attenta, paziente e meticolosa attività info-investigativa, condotta per mesi dai militari della squadra “Catturandi” dei Carabinieri di Catania ha permesso di localizzare il “covo” in cui attualmente si nascondeva il latitante. E’ stato lo stesso pregiudicato a confermare di cambiare nascondiglio con cadenza settimanale, e di prediligere, in questo periodo estivo, le località balneari, dove era convinto che fosse più facile passare inosservato e confondersi tra i turisti che le affollano. Circostanza che, in realtà, ha reso più semplice le ricerche degli investigatori, che in quei contesti potevano sicuramente godere di maggiore libertà di movimento e di altrettanta anonimia che non nella difficile realtà e nel clima ostile di quello che era il suo quartiere.

E’ stato, infatti, proprio all’interno di un residence sul mare che i Carabinieri lo hanno individuato e, successivamente, catturato, “travestendosi” da villeggianti, con tanto di costume e telo da mare, tanto che lo stesso Zito ha faticato a capire che coloro che gli si erano avvicinati e lo aveva bloccato, erano in realtà Carabinieri.

Al momento dell’arresto il boss, che in quei luoghi beneficiava della complicità e del supporto logistico da parte dei suoi stessi affiliati, è stato trovato in possesso di una pistola marca Taurus, cal. 9x21, con matricola abrasa, e con relativo serbatoio contenente nr. 8 cartucce, ma non ha opposta alcuna resistenza. Verosimilmente, il fatto che fosse armato, è frutto dell’attuale clima di tensione e di precarietà degli equilibri tra i vari clan del capoluogo etneo, se non all’interno degli stessi.

Inoltre, nel luglio del 2008, gli è stato ucciso il fratello, Carmelo, vittima di un agguato nel popoloso quartiere San Cristoforo, dove è stato attinto mortalmente da diversi colpi di arma da fuoco: episodio che poi le indagine hanno, però, ricondotto a futili motivi, ed, in particolare, alla vendita di un motorino.




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