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Briganti Rugby, 5 anni di sfide “nonostante tutto”

Mancuso: “Con noi diffusa un’idea diversa di Librino”

giovedì 27 gennaio 2011, di Massimiliano Nicosia

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Piero Mancuso è tra coloro i quali, 5 anni fa, nella sede del Centro Iqbal Masih, proprio nei pressi del San Teodoro, diedero vita all’esperienza dei “Briganti Rugby Librino”, coniugando l’impegno sociale nella periferia con lo sport. Una esperienza, quella di Piero e dei Briganti che aiuta a capire come spesso gli ostacoli a queste iniziative non provengono dai cittadini che il quartiere lo vivono quotidianamente ma proprio dalle istituzioni che dovrebbero garantirli e rappresentarli.

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Avete appena finito di disputare il “trofeo della legalità”, qual è il senso della partecipazione a questo evento?

Noi abbiamo sempre considerato lo sport, e il rugby in particolare, come un mezzo educativo: giocare e riflettere. Aver intitolato, grazie all’associazione antiracket, un momento di divertimento per bambini e genitori alla riflessione sul fenomeno del racket ci è sembrato un momento fortemente educativo.

Nei Briganti giocano gli under 10, 12, 14, 16 e la serie C. Un impegno a 360 gradi.

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Già. In più forse quest’anno riusciamo anche a riunire i piccolini, gli under 8 e under 10. Gli under 8 è una categoria che avevamo già informalmente anche se in Sicilia siamo tra i pochi ad averli e quindi è difficile anche fare le partite. L’obiettivo poi chiudere il cerchio entro l’anno prossimo e avere dall’under 8 all’under 18, le giovanili e la serie C. Inoltre abbiamo iniziato un progetto con alcune scuole, attraverso una società collegata che si chiama la “Sguna Rossa” che farà rugby all’interno delle scuole. Perché lavorare all’interno delle scuole è un altro passo e noi vorremmo viaggiare su entrambi i livelli: strada e scuola.

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In questi anni quanto è stato facile fare sport a Catania?

Il Comune di Catania non ha alcun progetto di sviluppo o impiego dello sport inteso come momento di aggregazione, educativo, sociale. Purtroppo questa è una città che vive di clientele, privilegi e di una classe politica scadente che trascina verso il basso ogni cosa. C’è come un progetto, diffuso un po’ il tutto il Paese, che è quello di abbassare il livello, forse perché una cultura monocratica è più facilmente controllabile e allora si cerca di tagliare le gambe a tutto ciò che è crescita culturale.

Eppure l’anno scorso il sindaco Stancanelli ha consegnato il San Teodoro al quartiere Librino

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La vicenda del San Teodoro è una vicenda aperta e paradigmatica. Si è costruito un evento attorno ad una non-notizia, perché in realtà la consegna del San Teodoro era una notizia gonfiata: la famosa scuola del Calcio Catania non ha funzionato per niente e quest’anno non è stata riattivata, e che io sappia la convenzione tra il Comune e la società pare sia stata rimessa in discussione o bloccata.

A voi questa convenzione Tra Comune e Calcio Catania è servita?

No, anzi è stato un problema.

Addirittura.

Già, perché vedi, tutti i ragazzi che gravitavano sul San Teodoro e che si erano avvicinati al rugby, purtroppo, dovendo poi noi girare tutta la città per trovare un posto per allenarci, una buona parte ce li siamo persi. Devo poi anche dire che se abbiamo una dote, più che quella di saper allenare, è la perseveranza. Alcuni ragazzi per non perderli andiamo a prenderli casa per casa. Ma se avessimo una base operativa all’interno del quartiere dove poter fare turni di allenamento le nostre attività sarebbero ancora più vincenti, considera che oggi siamo tra le squadre in maggiore espansione in Sicilia.

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Anche al Goretti la situazione non è delle migliori.

Si, perché sul Goretti esistono tutta una serie di vecchi rapporti con la società principale che c’è a Catania per cui la gestione non è del tutto trasparente. Noi siamo dovuti uscire dai turni di allenamento serali perché era stato detto che anche l’ultimo alimentatore della torre faro era stato rubato (tutti gli altri erano stati rubati precedentemente). In realtà non era vero ma era un pretesto giocato tra comunali e società sportive per farci uscire dal Goretti: evidentemente qualcuno considera questa struttura proprietà privata. Noi continuiamo a giocare qui, ma dopo un certo orario bisogna andare via perché si rimane al buio. E’ l’emblema di una città che è al buio.

Vedo però che i privati rispondono sponsorizzando la squadra. Mancano le istituzioni ma non il sostegno delle persone.

Si la risposta della gente ed è un fatto positivo. C’è da dire che si è ormai diffusa la consapevolezza che nella nostra città non si può fare affidamento nell’ambito delle manifestazioni pubbliche perché sono gestite da incompetenti che non hanno interesse a risollevare la città. Se c’è una ditta che vuole investire in ambito sportivo o una associazione antiracket che vuole proporre un evento non trova nell’amministrazione un appoggio bensì ostacoli. Alla fine per una piccola azienda è più facile e utile sponsorizzare un’attività come la nostra piuttosto che finanziare una manifestazione pubblica organizzata male e lottizzata.

Briganti “Librino”: il nome del quartiere nella squadra è un peso o un impegno?

Guarda, secondo noi, attraverso il nostro progetto rappresentiamo un vanto per il quartiere Librino. Noi con la squadra viaggiamo molto in Sicilia e siamo “i Briganti di Librino”. La nostra è una società sportiva che si presenta alle competizioni con uno stile fatto di sano e leale agonismo e questo a lungo andare rappresenta e identifica positivamente il quartiere. Le squadre e le rispettive tifoserie che abbiamo incontrato in questi anni conoscono Librino non per essere il quartiere dello spaccio, ma il luogo dove c’è una squadra che si porta avanti e sta ottenendo risultati importanti. Veniamo rispettati per questo.

Quali sono i vostri rapporti con la IX Municipalità? Sostiene il vostro impegno?

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La Municipalità dovrebbe essere felice per il nostro impegno e per i nostri risultati; dovrebbe sostenerci, e non mi riferisco al lato economico, ma anche considerando tutte le energie che ci vogliono per portare avanti un progetto di questo tipo. E invece non abbiamo ricevuto mai nessun aiuto; anzi, abbiamo riscontrato l’indifferenza totale della Municipalità. Non siamo mai stati cercati per provare a sostenerci. Io, se fossi un amministratore, mi metterei a cercare tutti quelli che fanno qualcosa nel quartiere per mettergli a disposizione quello che posso; lo considererei un obiettivo strategico. Invece questa municipalità è assolutamente strafottente. Forse perché la nostra è una realtà sulla quale non esiste nessuna possibilità di controllo.




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