Settimanale di informazione sulla periferia di Catania
Librino Pigno San Giorgio Villaggio Sant'Agata Zia Lisa ...e dintorni
cronaca quartieri archivio la città dalla stampa libera avvisi&annunci lavori in corso chi siamo collegati collabora pubblicità

Buone notizie (con molte parentesi) dalla politica "alta". E noi figli di nessuno?

mercoledì 27 gennaio 2010

Vota quest'articolo
voti:0

  • Digg
  • Del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • Technorati
  • Live
  • Scoopeo
  • Wikio
  • Furl
  • Blogmarks
  • Reddit
  • Mister wong

Riepilogo delle cose belle: continua il movimento dei viola,
organizzano qualcosa il sei marzo (ma non hanno pensato a unificare
la data con quella degli immigrati); continua l’organizzazione dello
sciopero dei lavoratori immigrati, il primo marzo (ma sono due gruppi
distinti che se ne occupano, e lavorano separati); la Cgil ha indetto
uno sciopero generale antitasse per il 12 marzo (vedi parentesi
precedenti); Vendola ha vinto le primarie in Puglia (ma resta
vanitosissimo); Bersani e Di Pietro, per una volta, non si sono
insultati a vicenda ma si sono incontrati per elogiare la vittoria di
Vendola e dire che sono contenti di essere d’accordo nella maggior
parte delle regioni.
Queste sono alcune delle buone notizie che ci vengono dalla
“politica”, quella perbene. Non sono granché, d’accordo, ma sempre
megliodi prima. La malattia della sinistra è la divisione; pochissimi
ne vanno esenti e negli ultimi tempi le maggiori cazzate in tal senso
le hanno fatte esattamente gli amici politici miei (Fava e Vendola più
di Ferrero, Ferrero più di Epifani, Di Pietro più di... beh, lasciamo
andare.
La verità è che si vince solo se si va tutti insieme, da Di Pietro al
Pd passando per la sinistra dispersa (grazie a Ferrero e Vendola) che
però conta il suo bravo milione (buttato al cesso) di voti.
Su quale politica andare insieme? Beh, di sinistra; o se proprio di
sinistra vi sembra assai, allora almeno di centro-sinistra. Ma del
centro-sinistra doc, quello dei socialisti (prima di Craxi) e delle
riforme, che allora erano proprio riforme e non imbrogli.
Come il divorzio (radicali e socialisti), lo Statuto dei lavoratori
(socialisti), il voto a diciott’anni (Pci e Dc), la scuola fino a
sedici anni (sinistra Dc), l’equo canone (socialisti e Dc), gli uffici
di collocamento (socialisti e Pci), il Concilio (lo metto come Riforma
perché, tre secoli dopo Trento, questo è stato). Senza dimenticare la
madre di tutte le riforme (Dc, Pci, Psi), la Costituzione, non a caso
ancora odiatissima da fascisti, vecchi puttanieri e ladroni.
Mi sono avventurato a parlare di politica perché, dalla politica loro,
qualcosa per una volta mi ha fatto annuire. Per un tempo brevissimo
perché poi, passato l’entusiasmo per la novità e tornato a ragionare
posatamente, il Riccardo normale mi ha detto: non lasciarti gabbare,
questi ora sono con le spalle al muro e fanno le persone serie, ma
appena possono muoversi tornano come prima: guarda in Sicilia, che
cosa stanno combinando proprio in questo momento. Fidati dei ragazzi
vostri e di quelli che gli assomigliano, e di nessun altro al mondo;
la vera politica è questa.
E’ vero, ho risposto io ancora in pennichella, certo che hai ragione.
Ma perché, poveracci, se quelli vogliono fare le persone perbene, o
addirittura i compagni, glielo dovremmo impedire? In fondo, è anche
nel loro interesse. Perciò stiamo a guardare non dico con fiducia, ma
con attenzione. Fermo restando che il lavoro più grosso, quello di
pala e pico, quello che cambia le cose davvero (1860, ’1943, ’68...)
al solito tocca farlo a noi poveri figli di nessuno.

Riccardo Orioles su Ucuntu n.ro 64




I più letti

SetteGiorni