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Come si abita a Catania sud?

lunedì 17 novembre 2008, di Piera Busacca

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Il 21 novembre “La Casa della Città” di Catania – una struttura dell’Università di Catania nata con l’obiettivo di creare occasioni di incontro e dialogo tra gli attori urbani per facilitare i processi di gestione e trasformazione del territorio – organizza un convegno dal titolo La Casa per tutti. Attualità del pensiero di Franco Marescotti e Social Housing a Catania. Nell’ambito di questo evento verrà dedicata una sessione al quartiere di Librino e limitrofi. Librino è una “città-satellite” oppure solo una parte di una città più grande e distratta, Catania, che fino ad oggi non le ha riservato le dovute attenzioni? Catania Sud è abitata da circa un terzo dei “cittadini catanesi”. O meglio è abitata da tutti quei cittadini catanesi che nel corso degli ultimi 40-50 anni della loro vita hanno pensato di trovare qui una risposta al loro “diritto alla Casa”, sia essa una risposta “autonoma”, (Pigno, San Giorgio, Fossa Creta, ecc.) o esito di veri e propri piani pubblici e ufficiali di Edilizia Economica e Popolare (Villaggio Sant’Agata, Librino, Zia Lisa). Alla domanda “Come si abita a Catania Sud?” gli Urbanisti risponderebbero che non c’è un adeguata presenza di servizi pubblici e istituzioni sul territorio. Nonostante i quartieri cosiddetti abusivi siano stati in gran parte resi legali dalle sanatorie edilizie, e quindi abbiano lo stesso diritto a ricevere standard di servizio pubblico (parchi, trasporti pubblici, presidi scolastici e ricreativi, ecc.) pari a quelli di tutte le altre zone di Catania, lo stato di fatto è ben lontano dai minimi di legge. Anche nei quartieri “pianificati” la situazione non è adeguata al numero di persone che vivono questa parte di città, a causa di un processo di attuazione di Librino che, dopo più di 40 anni, è ancora in fase di svolgimento e che ha privilegiato in termini temporali abitazioni e strade veicolari. Ma gli Urbanisti, si sa, non sempre della complessità urbana hanno capito proprio tutto. E a dirlo è una docente di Tecnica Urbanistica della Facoltà di Ingegneria di Catania. Le pagine di questo giornale ce lo dimostrano: mese dopo mese. Catania Sud non è solo incompletezza, illegalità, degrado, abbandono, ecc. Catania Sud è una città in fermento, come dimostrano le storie diffuse di autorganizzazione sociale finalizzate all’auto- costruzione, l’alto livello di attività e progetti speciali proposti dai presidi scolastici locali, l’alto livello di impegno dei gruppi parrocchiali del 7° vicariato e, in generale, la significativa presenza di forme di associazionismo e volontariato. Questa sua natura complessa, per certi versi controversa, rende questa parte della città un posto prezioso.

È ovviamente un posto prezioso per chi ci abita. Ma lo è anche per gli Urbanisti, perché è il laboratorio dove, a Catania, sono state sperimentate le politiche (più o meno) mirate ad affrontare il Problema Casa. Essi, dunque, possono proprio qui imparare dai loro errori e ragionare su nuove modalità con cui costruire le strategie di intervento future. Ma è un posto prezioso anche per la classe dirigente locale che proprio da Librino può capire la necessità di un altro modo di far politica (nel senso più aulico del termine). Librino è un quartiere che è pronto per essere ascoltato. Che può risorgere dal fallimento delle politiche pubbliche “top-down”, ma solo se la politica locale vorrà, come diciamo noi urbanisti, “far partecipare ai processi decisionali pubblici”, gli abitanti del quartiere. Ciò è emerso con chiarezza dall’esperienza di collaborazione fra il gruppo di lavoro del LabPEAT (Laboratorio per la Progettazione Ecologica e Ambientale del Territorio) e la redazione de “La Periferica”. Proprio per questi motivi, speriamo che giorno 21 novembre Librino e gli altri quartieri di Catania Sud possano insegnare qualcosa agli studiosi e ai dirigenti di livello nazionale che interverranno. Ma anche, che le autorità locali che sono state invitate, colgano l’occasione per scommettersi su un nuovo modo di progettare la città: partecipato e non autoritario, capace di dare voce ma anche di richiamare a nuove responsabilità civili gli abitanti di Catania Sud.




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