Settimanale di informazione sulla periferia di Catania
Librino Pigno San Giorgio Villaggio Sant'Agata Zia Lisa ...e dintorni
cronaca quartieri archivio la città dalla stampa libera avvisi&annunci lavori in corso chi siamo collegati collabora pubblicità

Dall’inferno di Rosarno ai campi del Ragusano.

L’esodo stagionale dei nuovi schiavi nel Sud

lunedì 18 gennaio 2010

Vota quest'articolo
voti:0

  • Digg
  • Del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • Technorati
  • Live
  • Scoopeo
  • Wikio
  • Furl
  • Blogmarks
  • Reddit
  • Mister wong

“Quasi nulla è cambiato per le migliaia di immigrati stagionali da quando noi abbiamo cominciato, nel 2003. Ogni anno i nostri operatori umanitari tornano negli stessi posti e sono testimoni delle stesse terribili condizioni, che cercano di alleviare fornendo assistenza medico-umanitaria. E’ ormai tempo che le autorità italiane provvedano a migliorare la realtà degli stagionali e ad aumentare il loro accesso all’assistenza sanitaria, ma sempre nel rispetto della dignità della persona”. A parlare così è Loris De Filippi, responsabile dei progetti di Medici senza frontiere Italia”, la più grande organizzazione medicoumanitaria indipendente al mondo, creata da medici e giornalisti in Francia nel 1971, che da anni fornisce assistenza umanitaria agli immigrati stagionali in Calabria, Puglia, Campania e Sicilia. L’ultimo progetto è stato avviato nella Piana di Gioia Tauro lo scorso dicembre, mese in cui solitamente gli stranieri aumentano per la stagione del raccolto delle arance.

“Un nostro team ha visitato con una clinica mobile i principali siti in cui vivevano. Tra il 21 e il 23 dicembre - prosegue De Filippi - i volontari hanno fornito kit, contenenti anche coperte, secchi e saponi, portando in tal modo assistenza ai duemila immigrati della zona e alleviando le sofferenze provocate dalle drammatiche condizioni di vita e di lavoro, rese ancora peggiori dal freddo di questa stagione. La distribuzione è avvenuta in particolare nei siti di Fabbrica, Rognetta, Collina e Collina 2, nei comuni di Rosarno, Gioia Tauro e Rizziconi, praticamente dove vi era la maggior concentrazione di lavoratori, costretti a vivere in fabbriche abbandonate, edifici senza elettricità e, in alcuni casi, senza acqua. Ovviamente continueremo anche in futuro, fornendo tutta l’assistenza possibile a questa parte di popolazione vulnerabile. Come, del resto, si fa in altri contesti e paesi europei, in tutto il mondo”.

In questi anni Medici senza frontiere ha denunciato le scandalose condizioni degli stagionali e fatto pressione sulle autorità per cercare di migliorare la situazione umanitaria degli immigrati nel Sud Italia. Con il Rapporto “Una stagione all’inferno”, prodotto nel 2008 ma purtroppo ancora attuale, l’associazione ha raccontato a tutto il mondo la vita di quanti sono impiegati nell’agricoltura del Sud. In condizioni di vita, salute e lavoro veramente indegne per un paese dell’Unione Europea.

“Ogni anno un esercito di stranieri si sposta da una regione all’altra per la raccolta di primizie - dice Antonio Virgilio, uno degli altri responsabili dei progetti italiani di MSF - contribuendo in maniera fondamentale al settore agricolo. Da tempo esiste nel nostro Paese una popolazione vulnerabile che vive in condizioni di estrema precarietà. Spesso si tratta di situazioni riferibili a contesti di crisi umanitarie che ben conosciamo. Sindaci, forze di Stato, ispettorati del lavoro, associazioni di categoria e di tutela, ministeri: tutti sanno, ma quasi nulla viene fatto”.

Da luglio a novembre 2007 un’equipe mobile di MSF ha intervistato oltre 600 stranieri impiegati come lavoratori stagionali in agricoltura nelle regioni del Sud Italia. E’ emerso che si ammalano a causa delle durissime condizioni cui sono costretti. Già nel 2004 i volontari avevano visitato le campagne del Sud Italia per portare assistenza sanitaria a questi cittadini sfruttati sino all’inverosimile, e indagare quella che per molti è solo una scomoda realtà. Nonostante le reiterate promesse da parte di autorità locali e nazionali, tutto è rimasto come prima. E i recenti fatti di cronaca, purtroppo, ce lo confermano ampiamente. “Gli stranieri impiegati come stagionali - si legge nel rapporto - sono in maggioranza uomini giovani provenienti da paesi dell’Africa sub-sahariana, del Maghreb o dell’Est Europa. Il 90% degli intervistati non ha alcun contratto di lavoro, il 65% vive in strutture abbandonate, il 62% non dispone di servizi igienici nel luogo in cui risiede, il 64% non ha accesso all’acqua corrente e deve percorrere distanze considerevoli per raggiungere il punto d’acqua più vicino. Nel 92% dei casi gli alloggi sono sprovvisti di riscaldamento”.

Condizioni di vita e di lavoro che si riflettono anche sul loro stato di salute. Nel tempo subentrano, infatti, disturbi osteomuscolari, ai quali si aggiungono malattie dermatologiche, respiratorie e gastroenteriche. A causa della situazione igienico-sanitaria disastrosa, nella maggior parte dei casi contraggono malattie che, se non curate, portano a problemi anche molto seri. “Le patologie che riscontriamo - spiega la dottoressa Francesca Faraglia, coordinatore medico dei progetti italiani di Medici senza Frontiere - vanno da piccole infezioni, problemi intestinali e respiratori a complicazioni sanitarie più gravi. In più di un caso, giovani tra i 20 e i 40 anni di sesso maschile, il ritratto medio di uno stagionale, arrivati in Italia perfettamente sani, in seguito contraggono la tubercolosi”. “Per fortuna i casi sono ancora pochi - si inserisce De Filippi - ma sono sintomatici anche di una situazione, nella quale circa il 75% di loro, da quando giunge nel nostro Paese, non ha contatti con il sistema sanitario. La maggioranza dei pazienti ha riferito di essere arrivato in buone condizioni di salute. Tuttavia, al momento della visita del nostro staff medico, al 72% dei pazienti è stato formulato almeno un sospetto diagnostico, poi nel 73% dei casi risultato essere una malattia cronica”. Il 71% degli stranieri coinvolti nell’indagine risulta, poi, privo di tessera sanitaria. Condizione di precarietà che espone gli stagionali ad atti di soprusi da parte dei datori di lavoro e caporali, a violenze e intolleranze spesso inenarrabili. Che, tra l’altro, non si fermano mai e si ripropongono anno dopo anno, stagione dopo stagione, senza che nessuno, tra quanti hanno il potere di cambiare le cose, faccia nulla. E questo nonostante realtà come Medici senza Frontiere, con questo e molti altri documenti denuncino sempre e comunque un inaccettabile stato di cose e chiedano interventi di responsabilità da parte di autorità locali e nazionali, affinché venga tutelato il diritto alla salute e il rispetto della dignità umana di queste persone.

I siti in cui gli immigrati stagionali vivevano nella Piana di Gioia Tauro ora, dopo le violenze, sono totalmente vuoti. La maggior parte di essi è stata portata dalle autorità nei Centri per immigrati di altre città italiane, come quelli di Bari e Crotone, abbandonando le proprie cose negli edifici in cui vivevano. “Alcuni non erano convinti di andarsene, perché non avevano ancora ricevuto la paga per le giornate di lavoro compiute - racconta Alessandra Tramontano, coordinatore medico dei progetti sull’immigrazione di MSF Italia - altri temevano di essere detenuti o deportati. Quasi tutti, però, erano così spaventati da non aver altra scelta che quella di lasciare questi siti”.

“I recenti episodi di violenza e di ostilità - afferma in conclusione Loris De Filippi - sono un sintomo estremo del perenne abbandono in cui versano gli immigrati impiegati come stagionali nel Sud Italia. Costituiscono una forza lavoro cruciale nell’agricoltura italiana e, al contempo, sono facili prede dello sfruttamento. La nostra equipe presente nella Piana di Gioia Tauro non è stata testimone diretta degli incidenti e, di conseguenza, non può esprimere commenti sugli specifici fatti. Tuttavia, abbiamo ripetutamente contattato le autorità delle regioni in cui abbiamo lavorato in questi anni, inclusa la Calabria, per sottolineare la grave situazione umanitaria e i bisogni dei lavoratori migranti che vivono in Italia, nonché la necessità di prendere provvedimenti urgenti per migliorare la loro realtà”. Speriamo che prima o poi queste urla nel deserto possano trovare degli ascoltatori sinceri, che vogliano “veramente” prendere in mano la situazione e cominciare a fare qualcosa. Perché se i nostri figli o i nostri nipoti andassero in un altro paese, come del resto succede, a raccogliere le fragole o le ciliegie per pagarsi le proprie spesucce nel resto dell’anno, e venissero trattati alla stregua di questi cittadini extracomunitari, sicuramente faremmo intervenire le ambasciate e denunceremmo il mondo intero. Trattandosi, invece, di gente dalla pelle nera, brutta e cattiva perché “ci toglie il lavoro”, la cosa non ci tocca e ci scandalizziamo quando accadono fatti come quelli di Rosarno. Troppo facile, troppo bello fare sempre due pesi e due misure.

Gilda Sciortino

pubblicato su "asud’europa", 18 gennaio 2010




I più letti

SetteGiorni