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Dopo il commissariamento Fiumefreddo accusa i "fannulloni" e si appella all’amico Lombardo

lunedì 30 novembre 2009, di Massimiliano Nicosia

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Nuovo episodio della "saga Fiumefreddo". Dopo lo scontro tra il sovrintendente del Bellini e le rapprentanze sindacali del Teatro, e dopo le accuse (ricambiate) del sindaco Stancanelli, il camaleontico Fiumefreddo si aggrappa alla poltrona e torna alla carica, si appella all’amico Raffaele Lombardo accusando i fannulloni e la casta politico-sindacale.

Seguono dichiarazioni del sovrintendente Fiumefreddo

La violenza con cui i rappresentanti della casta politico-sindacale chiedono le mie dimissioni è proporzionata al bisogno che hanno di mantenere i loro privilegi a spese dei cittadini. Difendono interessi che nessuno prima mai aveva osato mettere in discussione. Poiché ho sempre agito nell’interesse del Teatro e per renderlo più trasparente ed importante non vedo perché mai dovrei dimettermi se viene il mal di pancia a quanti ho appunto combattuto con tenacia. Alla Regione, e segnatamente al mio amico Presidente della Regione, spetta la scelta: mi si consenta di portare a compimento l’opera di pulizia e di apertura del Teatro a tutti o mi si rimuova d’autorità. In quest’ultimo caso sarà chiaro a tutti che non si vuole il cambiamento e l’avrà vinta la solita cricca di fannulloni impenitenti che considera le Istituzioni come fosse casa propria.


Sono dei volgari imbroglioni e la vicenda dei cosiddetti 4 licenziamenti è la prova che questi signori pretendono complicità per proseguire nelle loro malefatte. Non vi è stato nessun licenziamento e non poteva esserci perché non vi è stato nessun assunto e non poteva esserci! Il Sovrintendente ha dovuto prendere atto che la delibera n.134 risultava in contrasto con precedenti deliberati del CdA e persino con il verbale della seduta. A richiesta di chiarimenti, ben 3 direttori confermavano che tale delibera era stata oggetto di tali “rielaborazioni” da risultare gravemente compromessa nella sua legittimità. Ho pertanto richiesto che il competente CdA intervenisse a chiarimento, tanto da essere inserito all’odg e, nelle more, ho invitato i responsabili ad impedire eventuali irregolarità. Gli atti sono a disposizione del Commissario e dell’Autorità Giudiziaria, è ora che si ristabilisca la verità su tutto.


Il Teatro come la Città era nelle mani di un gruppo di potere che ho provato a scardinare. La violenta campagna diffamatoria intrapresa contro la mia persona svela ogni giorno di più come l’obiettivo vero sia di impedire che il progetto di apertura, pulizia e rinnovamento del Teatro finisca per svelare il patto consociativo che di fatto comanda a Catania opprimendola; questo spiega perché si sia realizzato un fronte così trasversale che va da Bianco a Limoli, tutti a difesa del passato. Devo, quindi, ribadire che intendo portare avanti la battaglia intrapresa, non rassegnandomi ad una città soffocata da una casta di potere che mette insieme pezzi della politica e del sindacato mortificando quanto di bello possiamo esprimere. Ho dalla mia la quotidiana approvazione dei cittadini che non ne possono più degli odiosi privilegi di pochi a dispetto della gente comune. Sono tenace e determinato, lo sappiano bene e non lo dimentichino quei parlamentari che oramai rappresentano solo se stessi.


Finalmente la Legge. Al primo consiglio di amministrazione tenuto con il commissario nominato dalla Regione ho con soddisfazione ricevuto l’approvazione del principio per il quale mi sono battuto sin dal mio insediamento, e cioè che si proceda ad assumere il personale da impiegare in Teatro esclusivamente attraverso pubbliche selezioni. È una vittoria della trasparenza che devo alla sensibilità del Commissario ad acta, Avv. Giovanni Bologna. Questo è certamente il modo corretto di procedere.




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