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E intanto nessuno affronta seriamente il nodo sicurezza

sabato 10 maggio 2008

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Vi proponiamo la lettera aperta che il dott. Giuseppe Scravaglieri, titolare dell’omonima Farmacia nel quartiere di San Giorgio, ha inviato qualche settimane fa agli organi di informazioni locali. Ad onor di cronaca è giusto sottolineare che, dopo la pubblicazione di questa lettera c’è stato un riscontro da parte del Prefetto e del Comandante dei Carabinieri che hanno dato pieno appoggio e solidarietà al dottore e non solo. Questi ultimi infatti si sono riuniti con l’ordine dei Farmacisti della provincia di Catania, concordando un pattugliamento e una presenza più frequente nelle farmacie della zona specialmente in quelle di turno.

In quale altro posto accade che un giovane professionista, dopo non indifferenti sacrifici, dopo aver profuso energie mentali ed economiche, riesce ad iniziare un’attività, e lo stesso giorno di apertura subisce dalla prima persona che vede entrare, una rapina? Ebbene questa è Catania, e il professionista è un giovane farmacista che ha appena iniziato la propria attività nel quartiere di San Giorgio. Ma l’aspetto più allarmante è dato dal fatto che le rapine subite sono tre, tutte nell’arco di venti giorno (31.03; 01.04; 19.04) e soprattutto tutte compiute dai medesimi individui, che nel delinquere si sono avvalsi di minacce armate ed aggressioni fisiche al titolare ed ai suoi dipendenti. Le considerazioni che sorgono sono sicuramente molteplici e meriterebbero l’opportuna importanza nelle sedi appropriate per legge. Ma, oltre alla constatazione di un evidente disagio sociale, frutto di un epoca balorda e senza valori, la valutazione che appare evidente è il totale mancato controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine e, come se non bastasse, la rassegnazione e la frequente superficialità nell’eseguire le indagini, dal momento che i malviventi sono sempre gli stessi e, nonostante siano stati ripresi più volte dalle telecamere, non sono mai stati intercettati, certi dell’impunità delle loro azioni. Tutto questo accade nonostante le ripetute e non mantenute promesse da parte delle autorità prefettizie, di maggiore tutela nei confronti delle farmacie e con un’organizzazione ed interazione tra le forze dell’ordine alla “viva il parroco”, con alternanza giornaliera nella vigilanza tra Polizia e Carabinieri che si passano in un gioco improduttivo le segnalazioni secondo il giorno di competenza e rivendicando, questi ultimi, la disponibilità di sole tre macchine per il controllo di tutto il territorio catanese. Si può stare veramente tranquilli: la legge ci protegge. Su queste basi le considerazioni finali che sorgono spontanee sono: abbandonare tutto e dirigersi, per chi può farlo, verso destinazioni più civili, dove la gente è, di fatto, più protetta dalle istituzioni, o seguire la corrente di un “adeguamento strutturale”, che significherebbe di fatto alimentare altri casi del genere? In entrambi i casi, il denominatore comune è la VERGOGNA che qualsiasi cittadino civile dovrebbe provare in questi casi, magari estesa anche a quelle poltrone “intoccabili” analogamente sicuri dell’impunità di cui sopra.

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