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Il futuro di Librino parte dai suoi abitanti

lunedì 13 ottobre 2008, di Laura Saija

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Librino, progettata come città satellite di Catania negli anni ’70 dall’architetto Kenzo Tange, è ancora oggi costellata di piccoli e grandi cantieri, esito di un piano urbanistico che a distanza di quasi 30 anni è ancora in fase di attuazione. Ci sono ancora tanti aspetti del piano originario di Librino che aspettano di essere realizzati; ma siamo sicuri che “finire il piano di Tange” sia davvero l’unica cosa di cui Librino ha bisogno? Sono in molti a pensare che il futuro di questo quartiere non debba essere legato a quel disegno, ormai datato, e soprattutto all’idea di città che vi stava dietro; a pensare che Librino abbia bisogno di un livello di cura, attenzione, creatività e innovazione maggiore rispetto a quanto non abbia ricevuto fino a oggi; un livello tale da rendere necessario il coinvolgimento di tutti coloro che Librino la vivono quotidianamente: i suoi abitanti. Questo è lo spirito con cui, il 6, 7 e 8 novembre verrà organizzata presso il PalaNitta, via Bummacaro 18, la mostra dei progetti di trasformazione urbanistica di Librino elaborati dagli studenti del corso di Tecnica Urbanistica della Facoltà di Ingegneria, Università degli Studi di Catania. I progetti sono il frutto di quasi quattro mesi di lavoro sul campo e sono stati realizzati grazie alla collaborazione della redazione de “La Periferica” e di altri soggetti attivi sul territorio come la sezione della CGIL di Librino, i volontari del centro Iqbal Masih, l’Associazione Terreforti, il circolo Southmedia ARCI e altri.

Si tratterà, in realtà, di una mostra un po’ anomala. L’ispirazione viene data dal filone denominato “Urbanistica partecipata”, secondo il quale le decisioni sull’assetto urbanistico della città (ovvero le priorità in base alle quali vanno spesi i soldi pubblici e incoraggiati gli investimenti privati) vanno prese con il coinvolgimento dei suoi abitanti. Esperienze di urbanistica partecipata vengono condotte in tutta Italia e nel mondo da tanti anni, e hanno, per esempio, permesso l’avvio di interventi di riqualificazione di molti quartieri periferici di grandi città come Roma e Torino e piccoli comuni del centro e nord Italia. Con l’idea che anche a Catania, e in particolare a Librino, sarebbe importante sperimentare pratiche di partecipazione, è stata concepita una mostra dal carattere interattivo. Verrà, infatti, chiesto ad ogni partecipante di esprimere le proprie idee sul futuro di Librino, utilizzando i progetti elaborati dagli studenti universitari come esempi, spunti di riflessione e, in qualche caso, provocazioni. In particolare, nel corso dei primi due giorni di apertura saranno organizzate attività per le scolaresche di Librino, mentre nel corso della terza giornata le porte verranno aperte a tutti coloro i quali vorranno intervenire.

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La speranza è che l’evento possa dare l’avvio ad un percorso di riflessione collettiva sul futuro del quartiere; un percorso di riflessione capace da un lato di mettere in campo nuove idee di trasformazione e sviluppo condivise e vicine alle reali esigenze degli abitanti; dall’altro, di dimostrare alla neo-eletta classe dirigente catanese l’effettiva possibilità di realizzare pratiche di coinvolgimento di abitanti e associazioni. Questo appare oggi quanto mai urgente: in una città sull’orlo della bancarotta appare infatti necessario lavorare collettivamente ad una ipotesi di sviluppo locale nei cui capitoli di spesa trasparenza e condivisione siano posti come priorità assoluta.




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