Settimanale di informazione sulla periferia di Catania
Librino Pigno San Giorgio Villaggio Sant'Agata Zia Lisa ...e dintorni
cronaca quartieri archivio la città dalla stampa libera avvisi&annunci lavori in corso chi siamo collegati collabora pubblicità

Imparando da Librino: diario di un gruppo di studenti americani nel cuore della “città nuova”

domenica 12 luglio 2009

Vota quest'articolo
voti:0

  • Digg
  • Del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • Technorati
  • Live
  • Scoopeo
  • Wikio
  • Furl
  • Blogmarks
  • Reddit
  • Mister wong

Introduzione a cura di Laura Saja:

"Deni Ruggeri è docente di Architettura del Paesaggio presso la Cornell University e ha guidato i suoi studenti nell’ambito di questo viaggio, materiale e culturale, attraverso Librino e la realtà catanese in generale. Per chi li seguiti in questo percorso la lezione imparata è stata grande.

Se ci si pensa, la stessa Librino è nata dall’idea che qualcuno dall’esterno possa venire e insegnarci, a noi siciliani, come dobbiamo vivere e muoverci, in che città dobbiamo vivere. A chi pensa che questa idea sia ormai passata di moda, mi spiace dire che si sbaglia. Gli amministratori catanesi hanno continuato a chiamare grandi firme "esterne" al contesto locale (Cervellati, Bohigas, Fuksas, solo per citare i più famosi) per disegnare una nuova Catania. E se questa non fosse la strada giusta per rincorrere l’innovazione? Si ma, allora, quale potrebbe essere l’alternativa? Rinchiuderci nelle nostre tradizioni e convinzioni, dentro una dimensione locale che, forse forse, priva di problemi non è?

Lo scambio con Cornell ha avuto un sapore decisamente diverso sia dalla prima strada che dalla seconda. Lo scambio con Cornell è stato scambio. Fra persone, che hanno voglia di contaminare e lasciarsi contaminare. Certo fare esperienze insieme in cui i locali e chi viene da lontano camminano, toccano, annusano, guardano insieme, percependo cose diverse e confrontandosi, non è facile. Ci si deve impegnare e certe volte si devono superare alcune convinzioni e preconcetti. Ci si deve mettere in crisi, insomma. Ma ne vale la pena. Io ringrazio Deni e tutti i suoi fantastici studenti, che hanno dato a Librino e a tutti noi dell’Università di Catania una lezione, contemporanemanete, di umiltà e generosità intellettuale che ci piacerebbe tanto trasferire alle grandi firme che sono chiamate oggi e che saranno, forse, chiamate domani a progettare nella nostra città."


Durante il semestre primaverile, un gruppo di nove studenti, accompagnati dal loro professore, sono arrivati a Librino dal bucolico campus della Cornell University, a Ithaca nello Stato di New York (USA), per svolgervi l’ultimo progetto della loro carriera di studenti del Master in Architettura del Paesaggio.

Librino illustra le conseguenze dell’imposizione di una idea preconcette di un singolo di cosa sia una comunità che funziona. Librino incarna il sogno di una città efficiente fatta di “torri immerse nel verde” concepito da Le Corbusier nonché l’utopia “metabolica” di Kenzo Tange, ossia l’idea di una città che evolve adattandosi alle circostanze economiche, sociali e politiche. Entrambe queste visioni erano concepite per essere viste e percepite dall’alto, con una vista a volo d’uccello; entrambe fallirono nel fornire una città alla scala dell’individuo, della mamma che fa la spesa o del bambino che cammina per andare a scuola. Mentre tanta energia è stata spesa per creare strade, torri ed edifici pubblici, il paesaggio è stato abbandonato a se stesso. Ecco da dove gli studenti di Cornell sono partiti per il loro viaggio nella città satellite di Librino.

L’idea alla base del corso è stata quella di rigettare una nozione di master plan in cui si assume che i progettisti debbano trovare una soluzione per ogni metro quadrato di suolo. Al contrario, si è partiti dall’idea dei semi che possono essere piantati dentro la città; è stato speso molto tempo per capire che cosa potessero essere questi semi, e la conclusione è stata che essi dovessero per prima cosa e più di tutto affrontare i bisogni umani primari:

• Il bisogno di una nuova immagine del quartiere a partire dalle risorse che già esistono: le torri, il paesaggio e le viste dalla strada (Hannah Carlson);

• Il bisogno di un quartiere sano, che ho portato Zac Rood a concepire un sistema di drenaggio per risolvere i problemi di infiltrazione d’acqua nelle fondazioni di molti edifici del quartiere;

• Il bisogno di un paesaggio produttivo, introducendo l’agricoltura come un modo di creare nuova energia, nuovi lavori e una nuova economia per il quartiere; nel piano di Huicheng Zhong, per esempio, viene prevista una spina di verde centrale nello spazio urbano centrale al quartiere;

• Il bisogno di avere spazi per il divertimento e il tempo libero; Ying-Tuan Hsu concepisce dei tour finalizzati a mettere in contratto “gli esterni” con il quartiere e Popy Suthiwan progetta un nuovo campus comprensivo di una nuova scuola e campi da gioco per la contrada di San Toedoro;

• Il bisogno di socializzazione e di creazione di comunità all’interno dei quartieri; a questo risponde per esempio il progetto di Jane Wu di cortili scolastici “commestibili”, in cui gli spazi esterni alle classi delle scuole sono luoghi dove studenti e genitori possono imparare come coltivare vegetali;

• Il bisogno di un nuovi e più curati spazi pubblici, sia dentro le singole aree residenziali (Dana Spang and Kari Gallow) sia nella più grande piazza dell’elefante, chiamata a dare al quartiere una centralità che adesso manca (Isabel).

Il laboratorio è stato anche una opportunità di creare una comunità tra di noi. Lontani dall’idea di un laboratorio universitario tradizionale, dove gli studenti lavorano indipendentemente gli uni dagli altri sotto la guida di un istruttore, il nostro laboratorio è stato altamente collaborativo. Gli studenti di Cornell hanno intrapreso un dialogo con i loro colleghi in Italia e fra di loro, attraverso cui hanno costruito un loro programma di lavoro e hanno concepito un processo progettuale personalizzato. Ciascuno ha assunto molte responsabilità di gruppo, lavorando molte ore al di la di quelle previste ufficialmente, e stabilendo insieme quale dovesse essere l’obiettivo per la classe e per il progetto. Tutti hanno inoltre sviluppato l’abilità di ascoltare attentamente le informazioni che veniva dagli studenti e dai docenti di Catania, e soprattutto dagli abitanti di Librino: piuttosto che imporre una loro nozione preconcetta di ciò di cui Librino aveva bisogno, hanno lasciato che il luogo li ispirasse.

Invito tutti a visitare il sito web http://www.landarchy.org/studioLibrino/ per guardare più in profondità i progetti degli studenti. Noi crediamo che essi mostrino molte possibilità e qualità che Librino ha, e che noi siamo riusciti a vedere con gli occhi di chi viene “dall’esterno”. Grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato: Piera Busacca, Laura Sajia, Antonio Raciti, Filippo Gravagno, Giovanna Regalbuto, Alessia Ferrara e tutti gli studenti dell’Università di Catania; i residenti di Librino; Sabina Zappalà della STA progetti; Luciano Bruno; la CGIL; la Periferica e ogni persona che abbiamo incontrato nel nostro viaggio. La nostra profonda gratitudine va a tutti voi.




I più letti

SetteGiorni