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Il preside Secchi: l’amministrazione comunale investa sui giovani

Istituto Comprensivo Campanella-Sturzo

Una scuola attiva ma mai consegnata

domenica 4 novembre 2007, di Sara Carambia

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Decidiamo di intervistare Lino Secchi, Preside dell’Istituto Comprensivo “Campanella - Sturzo”, conosciuto per il suo entusiasmo e per aver fatto della scuola un punto di ritrovo per molti adolescenti.


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Vuole raccontarci del suo arrivo a Librino. È stata una scelta personale o una proposta che ha accolto benevolmente?

Ho scelto di venire a Librino e scelgo sempre ogni anno di restare a Librino perché sento il dovere di offrire un’opportunità educativa e formativa ai giovani. Nel settembre del 2000 l’istituto era suddiviso nei due plessi dislocati in viale Bummacaro 13 e 17, sede attualmente adibita ad ambulatorio medico. Era una struttura che non rispettava le norme di sicurezza ed era inadeguata ad accogliere circa 300 bambini. Per tale motivo nello stesso anno pensai di chiedere all’ing. Lo Giudice di trasferirmi in questa sede, nella nuova sede centrale dell’i.c. Campanella - Sturzo perché era già sta completata una parte, ovvero la scuola media. La mia richiesta fu accolta mediante un accordo tacito e fu cosa gradita perché fino al completamento dei lavori la scuola poteva godere di una custodia economica. Dunque, dal 2000 ad oggi, sono sette anni che opero in questa scuola ma non ho mai ricevuto una consegna ufficiale da parte dell’Amministrazione comunale; forse in sintonia con il quartiere sono anche io un abusivo.

Gli ostacoli per un’azione regolamentata da chi provengono?

Credo dipenda dall’amministrazione comunale perché l’ing. Lo Giudice, in qualità di responsabile del Piano di Zona e della costruzione degli edifici, ha completato i lavori da oltre un anno affidandoli al Comune. Quest’ultimo avrebbe dovuto trasferire la consegna dall’assessorato al patrimonio all’assessorato alla Pubblica Istruzione e successivamente un assessore o il Sindaco in persona avrebbe dovuto consegnarmi ufficialmente l’edificio.

Non ha avuto nessuna remora ad affrontare questi anni di lavoro in una situazione di “irregolarità”?

Se non avessi ritenuto la struttura idonea non avrei cominciato: la sicurezza dei ragazzi viene prima di tutto. Tuttavia devo affermare che la scuola è stata costruita senza nessun criterio e con un capitolato inadeguato, non sembra una struttura scolastica perché manca di un sistema di sorveglianza del cancello d’ingresso, di serrande per oscurare le finestre, di una biblioteca e di un archivio.

Come mai il progetto di una scuola moderna non prevedeva una biblioteca o un archivio?

Ciò è dovuto alla impossibilità di utilizzare la Masseria Bonaiuto, la quale, nonostante graviti all’interno del perimetro della scuola e sia stata progettata come centro direzionale della suddetta per poter allocare la presidenza, la sala riunione, la biblioteca, l’aula magna, venne ristrutturata prima della fine dei lavori e consegnata all’Università. In questi anni la masseria è stata una parrocchia, un centro sociale e per ultimo un centro di educazione ambientale. Più volte ho fatto richiesta della struttura all’amministrazione comunale ma la risposta è sempre stata che l’immobile è già stato concesso all’Università dall’amministrazione pro-tempore nel 1997 quando ancora la scuola non era stata completata. E si lascia una scuola “monca”. Una scuola in cui io non posso attuare i programmi di sicurezza e devo far lavorare il personale di segreteria in uno scantinato.

Insomma, dall’amministrazione comunale pochi aiuti?

È un’amministrazione che non pone attenzione al futuro della società. Perchè se non si investe nella scuola, se non si investe nell’educazione, se non si investe nei giovani... in cosa si investe? Questa amministrazione, ad esempio, non è stata in grado di erogare i buoni libro. Eppure questi soldi erano stati stanziati dalla Regione, dallo Stato. Ma il Comune non ha ritenuto di inserirli in bilancio per finanziare i buoni libro.

Al di là delle difficoltà strutturali incontrate come riesce a dare una risposta educativa e formativa?

Operiamo con serietà e costantemente, nel rispetto di un’autonomia individuale e di gruppo di tutto il corpo docente favorendo una sintonia ed una sincronia di azioni. I docenti che non avevano nessuna stabilità adesso acquistano sicurezza e non considerano questa come una scuola di passaggio. Ritengo che Librino sia un ambiente sano, il territorio non presenta grosse problematiche, non è affatto composto tutto da delinquenti. Sono sempre più convinto che la scuola deve rappresentare una risorsa per il territorio al servizio della comunità così da essere sfruttata a pieno. Infatti la nostra scuola è l’unica ad essere aperta il sabato garantendo ai bambini un luogo sano dove poter stare. Personalmente ritengo che la scuola deve essere aperta e pronta ad offrire nuove opportunità al territorio mediante la realizzazioni di laboratori culturali e attività sportive extrascolastici che vengono spontaneamente frequentate dai giovani. La scuola per me è questo, non è possibile pensarla solo come nozionismo, perché la nozione è statica, è lo stagno, il putrido; la scuola invece deve fare cultura, deve essere crescita, favorire la creatività, stimolare la fantasia e la capacità di critica.




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