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L’impegno di Paola Lo Re per la salute della donna

mercoledì 20 luglio 2011, di Massimiliano Nicosia

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Questo mese abbiamo intervistato Paola Lo Re, residente a Librino e impegnata da anni nel sociale attraverso l’associazione ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno); membro del direttivo del circolo PD a Librino da alcuni mesi è impegnata anche nell’ADAS (Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute) della quale è socia fondatrice.

Qual’è lo scopo dell’ADAS?

Lo scopo dell’Associazione è quello di informare e incrementare la ricerca scientifica sul rapporto tra inquinamento ambientale e patologie, sulle malattie da intossicazione cronica e ambientale da sostanze chimiche, metalli pesanti e da fonti elettromagnetiche, tra cui anche la sensibilità chimica, l’intossicazione cronica da amalgame e metalli odontoiatrici, la sindrome fibromialgica, l’elettrosensibilità e le patologie a queste correlate.

Concretamente quali attività svolgete?

Attraverso i nostri incontri formiamo gli iscritti ad affrontare le patologie che scaturiscono dall’inquinamento ambientale, effettuiamo interventi mirati alla prevenzione attraverso l’educazione sanitaria ed alimentare nei confronti della popolazione sana, e organizziamo campagne di sensibilizzazione riguardo ai danni per la salute e per l’ambiente derivanti sia dalle sostanze chimiche presenti nell’ambiente e nei prodotti di largo uso, sia dalle fonti elettromagnetiche;

Attualmente da quanti soci è composta l’ADAS?

I soci fondatori siamo pochi, la nostra associazione è nata appena nel novembre del 2010 ma i soci sostenitori possono aderire anche donando un solo euro. Attraverso questa quota finanziamo le attività dell’associazione anche perchè non prendiamo alcun tipo di contributo.

Avete scelto come simbolo un papavero rosso che sboccia oltre le sbarre. Qual è il significato?

Rappresenta il superamento della condizione di isolamento: è un messaggio di speranza verso chi crede nelle proprie capacità perché sa che desiderare profondamente qualcosa è il punto di partenza per poter raggiungere il proprio obiettivo. E’ questa la filosofia che ha animato il gruppo in Sicilia, denominato "Lottiamo per i nostri diritti... Lottiamo per vivere!"; gruppo che si è impegnato nella lotta contro le barriere chimiche che tendono a limitare la libertà di chi non è nelle condizioni di sopportare i veleni chimici. Tu hai cercato già di sensibilizzare rigurado alla problematica deill’inquinamento elettromagnetico, argomento molto sentito in quartiere a Librino a causa dei numerosi tralicci presenti nel quartiere.

Si, solamente nella palazzina in cui abito, accanto alla vecchia sede del poliambulatorio, abbiamo avuto 5 casi di tumore e abbiamo la presenza di un traliccio che fa pensare ad una relazione tra l’inquinamento e i casi di tumore. Ma ho ricevuto delle segnalazioni anche di tanti altri casi. Con la Presidente dell’Associazione ci stiamo attivando per verificare la possibilità di effettuare una petizione che affronti questo problema dei tralicci e possa portare ad una soluzione. Un’esperienza che hai vissuto anche sulla tua pelle. Quanti anni avevi quando hai scoperto di essere ammalata?

E’ successo 5 anni fa, avevo 55 anni.

Come è cambiata la tua vita in quel momento?

Molto dipende dal medico che ti da la notizia. Il medico che mi comunicò il mio primo tumore al primo impatto mi diede la sensazione che avessi poche speranze di vita. L’unica frase che mi disse fu: “Signora, il tumore c’è, io le starò vicino”. Ho avuto la sensazione di dover morire ed è stato tremendo.

Poi cos’è successo?

Ho passato 7 giorni di inferno. Fortunatamente, in una seconda visita, un altro medico mi ha spiegato che il tumore era piccolo ed era possibile curarlo. Da quella visita, fatta il 13 ottobre 2006, ho ricevuto una forza che posso dire da allora di essere rinata. Dalla gioia ho subito telefonato a tutti i miei parenti gridando al telefono “auh! viriti ca non moru!”.

Poi l’operazione.

Si, e dopo l’operazione la scoperta di un secondo tumore questa volta al seno. Ma stavolta il medico che me lo ha comunicato è stato subito molto disponibile e rassicurante avvertendomi anche che non sarebbe stato necessario asportare la mammella. Un fattore quest’ultimo che spesso pesa in tante donne che temono per il loro aspetto estetico, ma oggi c’è la possibilità della ricostruzione dell’eventuale mammella asportata: fanno delle tette più belle di prima!

E adesso?

Io vivo meglio di prima. Quando sei stata faccia a faccia con la morte ma riesci a sopravvivere allora apprezzi di più ogni giorno della tua vita, e apprezzi di più anche le persone che incontri.




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