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La Caritas si interroga sul futuro di Librino

giovedì 4 ottobre 2007, di Cristina Perrotta

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Il report “Librino: un presente, per quale futuro?” della dottoressa Giuliana Gianino, volontaria e ricercatrice della Caritas diocesana, nasce all’interno del lavoro di ricerca dal titolo “La città abbandonata. Dove sono e come cambiano le periferie italiane”, che espone la realtà di dieci quartieri della periferia italiana, frutto della collaborazione tra Caritas Italiana e Università Cattolica di Milano, condotto sul campo in collaborazione con le Caritas Diocesane delle città coinvolte nel progetto. “Il report – come spiega la dottoressa Gianino - è il risultato di un “conoscere” che ha scelto di farsi il più possibile “prossimo” alla realtà osservata. Una scelta, questa, che ha permesso di incontrare il quartiere e la sua gente, di attraversare lo spazio ma anche le vite. Ciò è stato possibile grazie alle donne, gli uomini, i giovani coraggiosi e le intere famiglie che ci hanno consegnato le proprie storie, i bisogni, le speranze. Hanno aperto le loro case con accoglienza e dignità, pronte a collaborare per i cambiamenti possibili a volte però insperati perché troppo abbandonati. Gli strumenti delle scienze sociali ci hanno permesso di guardare a Librino per guardare la città di Catania. L’area di Librino rappresenta oggi, infatti, uno dei quartieri con più alta densità demografica della città di Catania. L’aspetto che colpisce non è l’omogeneità della popolazione, quanto invece la sua eterogeneità. Esiste una netta distinzione tra la zona a edilizia popolare e quella a edilizia cooperativa o convenzionata, distinzione che si riflette tanto nell’assetto urbanistico quanto nella connotazione socioeconomica dei suoi abitanti. Vi sono dunque pezzi di territorio che sono in grado di connettersi con la città o altri luoghi ed aree, magari attigue, che rischiano invece la marginalizzazione, finendo per essere dei concentrati di gruppi problematici”. A Librino, infatti, potremmo dividere in due fasce la popolazione,ovvero i "residenti nelle cooperative" che hanno in media un reddito e un grado di istruzione più elevato, simili a quelli dei residenti nelle aree centrali di Catania, e che soprattutto non hanno nel quartiere il proprio centro di attività. Il secondo gruppo è composto invece dai "Residenti nelle zone di edilizia popolare", dove le carenze da un punto di vista strutturale nel quartiere si fanno sentire in maniera grave. Lo spartiacque fra chi vive nel quartiere una situazione di disagio e chi invece ha fatto del quartiere solo un "dormitorio" sembra essere il poter permettersi un’automobile, senza la quale le grandi distanze fra il quartiere e la città, sottolineate dalle enormi strade percorse ad altissima velocità, non possono essere facilmente colmate. “A Librino – chiarisce la dott.ssa Gianino - si identificano una presenza simultanea di fattori di debolezza: quote elevate di edilizia popolare (tra l’altro la variante al piano regolatore recentemente approvata prevede di destinare ben 1.000.000 di mq di zona agricola per costruire a Librino altre case popolari.); problemi di tipo sociale, con un’alta incidenza di gruppi deboli e collocati al margine per il grado di disagio vissuto; culturali, con la concentrazione di popolazione a basso titolo di studio (nel quartiere ad oggi non vi è offerta formativa di secondo grado superiore); infrastrutturali, con una scarsa presenza di servizi, trasporti e istituzioni pubbliche; economici, con la diffusione di economia informale e illegale. Nel quartiere anche la presenza della mafia tende a crescere, esistono già delle zone che vanno assumendo la fisionomia dell’extraterritorialità. In questi contesti, i valori sono rovesciati e la legalità viene vista come rottura di un sotto sistema, che invece dà la possibilità di ottenere i beni di cui si ha bisogno. La scuola è in molti casi l’unica realtà positiva della presenza dello Stato. E’ interessante osservare – prosegue la dott.ssa - che la dimensione che sembra capace di attenuare lo stato di disagio è quella dei media e dei consumi, come dire che è solo nel momento in cui si è consumatori che è davvero possibile sentirsi uguali agli altri. Ma per questo quartiere media e consumi hanno anche un altro effetto: il territorio è troppo spesso stigmatizzato e messo sotto i riflettori con fine spregiativo. Librino – conclude la dott.ssa Gianino - è un quartiere giovane, dove vive più del 17% degli adolescenti catanesi. Librino peserà molto sul destino di Catania; chiedersi quale sarà il suo futuro è chiedersi verso dove si dirige il futuro di questa nostra città. Le risorse e le problematiche di questo territorio chiedono di essere affrontate non in termini di promesse, ma di ricerca di risposte serie ad una situazione che ormai ha i caratteri dell’urgenza”.




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