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La parola a un pugile: Leonardo Marino

martedì 12 febbraio 2008, di Leandro Perrotta

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Mi sono avvicinato circa 3 anni fa alla boxe. Non potevo più seguire il calcio, non avevo tempo da dedicare agli allenamenti, non si conciliava con i tempi del lavoro. Mi sono avvicinato alla boxe per caso allenandomi 3 volte a settimana e poi mi sono appassionato piano piano. Ho inizato nella palestra di Ognina con l’allenatore Pierluigi Tumeo e poi mi sono anche affiancato qui a Librino alla Catania Ring. Adesso mi alleno fra le due palestre, ma cerco di andare più a Librino anche per la vicinanza. Qui a Librino si fa buon allenamento e ci sono buoni ragazzi per allenarsi. La boxe si divide fra professionismo e dilettantismo. Il professionismo è quello che tutti conosciamo, dove ci sono 12 riprese da 3 minuti ciascuna e non si usano i caschetti di protezione. Il dilettantismo si suddivide invece in tre serie, si sale dalla terza alla prima in base al numero di combattimenti disputati, all’età e ai “numeri”, cioè al numero di vittorie e alla somma dei punti ottenuti nei vari incontri. Ci vuole passione e tenacia per questo sport, e io ho fatto boxe a livello agonistico già dopo il primo anno. Ho disputato 6 match in due anni, un paio di gare a Palermo e qualche match di riunione. Risultati: 2 vittorie, 2 sconfitte 2 pareggi. Peso 58kg, categoria piuma, ma mi converrebbe perdere un chilo. Anche se non arriverei a passare alla categoria inferiore, gallo, ne guadagnerei in agilità. Qui conta la velocità e non tanto la forza, a ogni pugno che arriva all’avversario si ottiene un punto, quindi bisogna darne di più. Nel pugilato vince chi fa più punti, non chi cade per ultimo. Non si guadagna nulla facendo questo sport a livello dilettantistico, solo i professionisti guadagnano. Il torneo più prestigioso è i Campionati Italiani Assoluti. E’ un campionato lungo e difficile, si inizia dalle fasi regionali poi si elegge il campione regionale e si arriva ai campionati nazionali assoluti. Non ci sono molti sponsor, ed è un peccato come per moltissimi altri sport. Non che nel calcio alle categorie inferiori (ho giocato in Eccellenza) fosse diverso, ma i campionati italiani assoluti sono il corrisponente della serie A di calcio, ed è assurdo che non ci siano sponsor. Ho giocato per anni a calcio, ci allenavamo a Fontanarossa in campi in condizioni pessime. La palestra del PalaNitta è invece un’ottima struttura, ma sta diventando insufficiente visto il gran numero di persone. Autodisciplina Sto seguendo un piano di allenamenti annuale, utilizzando un metodo di allenamnto suggerito dalla federazione italiana di pugilato, che pubblica dei libri appositi. Durante l’anno ho delle fasi distinte in tipo di allenamento da fare: un periodo competitivo, uno cosiddetto di scarico e così via. Sono diventato autodidatta perchè con il lavoro, i tempi stretti e la fatica (lavoro in una officina), devo gestire bene le mie risorse. Ora che ho un pò di esperienza preferisco farlo io piuttosto che farlo fare agli allenatori, che seguono moltissime altre persone, anche grandi risultati. Con il lavoro che faccio ci sono periodi in cui lo stress muscolare si sente di più e solo io posso sapere con precisione come gestirmi.Inoltre per almeno un mese l’anno “stacco” dagli allenamenti costanti, e devo prevedere questo periodo nel programma annuale. Da questa esperienza potrei anche in futuro provare a fare un corso per diventare istruttore, ma per il momento mi interessa allenarmi al meglio per continuare il più possibile. Non ci sono limiti di età nella boxe, prender pugni a lungo andare non fa bene alla salute ovviamente, ma non è vero che si diventa “scemi”. Anzi, la boxe aiuta a scaricare lo stress quotidiano e ad essere persone con più autocontrollo.




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