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Perché un nuovo centro Caritas?

lunedì 10 dicembre 2007, di P. Valerio Di Trapani cm

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Perché un nuovo centro Caritas? Cosa ci spinge a iniziare nuovi cammini, a intraprendere nuovi percorsi? Cos’è quella inquietudine che sembra trarre origine da sguardi che si incrociano, da parole che scavano dentro? Perchè scrutare sempre l’orizzonte per scorgere nuove albe, sconosciuti bagliori di una luce che desidera rinascere?

Tutte queste domande ed altre ancora bombardano i giorni più faticosi dei volontari della Caritas di Catania che sono consapevoli che l’incontro con Dio è sequela anche dura, è camminare dietro le sue orme anche quando conducono su aspre salite; significa avere l’animo da pioniere, la fede di un alpinista che per ricercare orizzonti infiniti si incolla alla roccia con un vigoroso abbraccio.

Uscendo fuori dalle metafore, per i volontari impegnati nella Caritas, il nuovo centro Talità Kum è un’espressione impegnativa e gioiosa di amore per i giovani di Librino amati da Gesù che è nostro fratello, compagno nel dolore e nella gioia, innamorato della terra e della vita di ogni uomo e che si ferma accanto ad ognuno per sostenerlo nel cammino e per essergli semplicemente accanto. Il nuovo Centro Giovanile è espressione di una Chiesa che non ha paura di gridare l’amore di Dio nei campi di calcio, mentre si canta e si balla, durante i “compiti a casa”dei ragazzi e nelle famiglie, tra i palazzi, nelle strade…

Per la Caritas, condividere un’esperienza a Librino, significa, pertanto, realizzare un segno e un sogno: un segno di condivisione con persone talvolta deluse e stanche e il sogno di far rinascere la speranza e la gioia dove prevalgono atteggiamenti di dolore e scoraggiamento. L’idea di una nuova opera-segno da far sorgere nel quartiere Librino parte da molto lontano, quasi agli inizi della mia esperienza di direttore diocesano della Caritas. Trovandomi a Roma per alcune giornate di formazione, ho incrociato un responsabile di Caritas Italiana che mi ha informato che nove Caritas diocesane delle città metropolitane italiane stavano iniziando un cammino di confronto e di progettazione per conoscere e programmare interventi pastorali nelle periferie delle loro città. Erano escluse Catania, Venezia e Bologna. Dopo una breve azione di convincimento, le Caritas coinvolte sono risultate dieci e il 20 maggio 2005 abbiamo aderito al progetto nominando Giuliana Gianino ricercatrice locale per uno studio socio pastorale del quartiere Librino. Solo dopo due anni circa di ricerca, che è stata frutto di dialoghi e incontri nel quartiere, è stata pubblicata un’interessante opera composta di 10 report locali e da un volume che risulta oggi lo studio più accurato sulle periferie italiane. Non solo! Oltre la ricerca scientifica, si è delineata anche la strategia di intervento nel quartiere alla quale molte persone hanno contribuito indicando il Viale Moncada quale territorio nel quale intervenire e il consolidamento della rete sociale e l’accompagnamento ai giovani gli obiettivi da raggiungere.

Oggi il centro Talità Kum - che prende il nome da una frase in aramaico pronunciata da Gesù che risuscitando una fanciulla morta le disse: “dico a te alzati!” - rappresenta uno spazio di incontro gioioso dove è bello incontrarsi per studiare, giocare, imparare a ballare, a cucinare e a cucire ma soprattutto a gioire insieme coltivando atteggiamenti di comunione e pacifica convivenza. Le famiglie che ci sono vicine e soprattutto i sorrisi e gli sguardi dei bambini sono un vero sostegno nella fatica. Il Centro che è nato il 16 novembre vuole crescere e diventare un vero spazio di umanità, un luogo dove la Chiesa si colloca per promuovere un’umanità rinnovata, giusta e solidale. Il Centro Giovanile Talità Kum è una nuova Chiesa a Librino. Perché Chiesa è dove due o tre sono riuniti per lodare Dio, per approfondire la propria fede e per amare il Signore e i fratelli concretamente e non solo a parole. Durante la cerimonia di inaugurazione, il nostro Arcivescovo, Salvatore Gristina, ha sottolineato che la Chiesa di Catania ha scelto di essere accanto ai giovani di questo territorio anche perché per i cristiani non esistono periferie in quanto solo Gesù è il centro e tutti siamo chiamati ad essere vicini a Lui.

Mi piace sperare che i lettori di questo mensile, incuriositi, scelgano di tuffarsi con noi in questa nuova traversata la cui meta è far risorgere i giovani di una porzione della nostra Catania che invece di tener legati i territori, tante volte li emargina ed esclude. C’è posto ancora per tanti volontari che vorranno con noi condividere un raggio di questa nuova luce che rinasce.




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