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Speciale Urbanistica parte 1 - Librino è bello?

venerdì 9 maggio 2008

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La sera dell’otto aprile al centro Talità kum di Viale Moncada 2 è avvenuto il primo incontro fra gli studenti della Facoltà d’Ingegneria Edile-architettura e alcuni abitanti di Librino. Gli studenti stanno portando a termine le analisi di rilievo del quartiere. Ad ogni gruppo di studenti è stata assegnata una porzione di territorio (Librino vecchio, San Giorgio, Pigno e i viali Castagnola, Bummacaro, ecc.) da analizzare sia nei suoi caratteri orografici, cioè i dislivelli del terreno e le alberature presenti, sia nel costruito, altezza, larghezza e profondità degli edifici e le loro caratteristiche. Inoltre viene anche analizzata la presenza quantitativa dei servizi, dal trasporto pubblico ai parcheggi pubblici, dai collegamenti pedonali ai negozi. L’incontro è nato dalla volontà degli studenti di comprendere il modo di vivere Librino. Non vivendo nel nostro quartiere gli studenti conoscono solo quel che si dice del quartiere, proprio per questo vogliono attingere alle informazioni fornitegli dagli abitanti stessi riguardo al modo di abitare e di sentirsi librinesi. Questo perché in fase di progettazione, quella che succede alla fase analitica, i futuri ingegneri vogliono poter pensare ai problemi reali da risolvere sul territorio piuttosto che basare il loro progetto su aridi dati tecnici. Durante l’incontro le domande sono state tante, sia da parte degli studenti, sia da parte degli abitanti. Fra queste si concentra l’attenzione sulla domanda posta da Padre Valerio, “Librino è bello?”. E’ da molto che leggiamo su alcune bandiere questo slogan, ed è da molto più tempo che ci sentiamo dire che Librino è un ghetto. Perché il quartiere è stato definito ghetto? E perché poi è stato definito bello? Non si è mai sentito dire “un bel ghetto” perchè le due parole si scontrano. Da questo si passa alle problematiche di tipo sociale: assenza di spazi di ritrovo e di collegamenti pedonali sicuri fra i vari viali che permettano la comunicazione e l’incontro fra tutti gli abitanti, l’assenza delle istituzioni e della cognizione del bene comune. Inoltre gli studenti chiedono se gli abitanti sperino che il progetto di Kenzo Tange venga completato, la risposta è che chi conosce il progetto spera che sia così, cioè che Librino esprima in pieno le sue potenzialità. Il nostro quartiere è interessante, non per le problematiche esistenti, ma per il suo progetto. Un progetto davvero singolare per la Sicilia, che avrebbe potuto essere felicemente vivibile se fosse stato realizzato come si sarebbe dovuto. Dall’urbanistica dipende la disposizione degli edifici e delle strade da cui dipende,a sua volta, il modo di vivere. Se varcata la porta di casa nostra ci sentiamo spaesati perché c’è un solo ascensore per oltre 50 appartamenti, se cerchiamo un giornalaio ma l’unica cosa da leggere è il manifesto del circo, se per andare a comprare del pane dobbiamo camminare per almeno 20 minuti, c’è un motivo. Il motivo sta nel fatto che non è lo spazio per ospitare tali servizi a mancare, ma nella mancata realizzazione di questi servizi. Ed ora i futuri ingegneri vogliono capire come si possa risolvere tale problema trovando non una, ma tante soluzioni per migliorare il modo di abitare il nostro quartiere. Si, Librino è bello, ma la sua bellezza dev’essere ancora evidenziata.




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