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Il Consiglio comunale lascia la città con un ultimo atto: concentrare le nuove opere di edilizia popolare a Librino.

Una colata di cemento ci seppellirà

sabato 10 maggio 2008, di Massimiliano Nicosia

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Tutti coloro che a vario titolo si sono interessati della periferia sud di Catania, sono stati concordi nel collegare i problemi del territorio al fenomeno di edificazione selvaggia che a causa della speculazione, ha interessato il quartiere fin dalla nascita. Gli unici a non conoscere questo problema, o a fare finta di non conoscerlo, sembra siano i nostri politici locali i quali, nell’ultima seduta dello “scadente” Consiglio Comunale hanno deciso quasi all’unanimità (7 astenuti, nessun contrario) di riempire il quartiere di una ulteriore massiccia edilizia economica e popolare approvando la variante al nuovo Piano Regolatore in maniera pressoché identica alla prima proposta presentata ad aprile 2007. In pratica le uniche 2 aree individuate sarebbero Librino e San Giovanni Galermo. Per la periferia sud di Catania si prevedono circa un milione di metri quadri di nuove case che dovrebbero sorgere intorno all’area prevista per la costruzione dell’Ospedale San Marco. Il Consiglio Comunale aveva del resto premura di approvare la variante perché era stato sollecitato dal presidente di Legacoop, Giuseppe Giansiracusa, in seguito allo stanziamento, da parte della Regione Sicilia, di circa 2 milioni di euro per finanziare le cooperative siciliane. Insomma, per non perdere soldi e interessi si doveva individuare al più presto e senza intoppi l’area in cui far scorrere quintali di cemento prima che il Consiglio Comunale scadesse: quale miglior luogo di Librino? La conseguenza di questa disastrosa scelta è la definitiva condanna della periferia sud di Catania a luogo-degrado dove concentrare massicciamente le classi popolari disagiate con i problemi sociali ad esse legati senza fornire il quartiere dei servizi essenziali necessari a reggere il “peso” di tale densità di popolazione. Ricordiamo, solo per fare qualche esempio, che gli 80.000 abitanti del quartiere che è al buio da parecchi mesi, non hanno ancora una stazione dei carabinieri, una struttura sportiva adeguata, un parco, un teatro, un cinema, una scuola superiore. La dirigenza politica catanese ha deciso che la periferia sud di Catania deve diventare definitivamente luogo del disagio, della povertà, dei servizi e diritti negati. Perché? Forse perché evidentemente si pensa che esista una parte della popolazione catanese (una buona parte) che non ha diritti e come tali possono essere “inscatolati” in nuovi palazzoni-contenitori, salvo poi essere additati dagli stessi come ignoranti, incivili o delinquenti. Questi politici sono gli stessi che nel quartiere Librino hanno raccolto e continueranno a raccogliere una marea di voti promettendo progetti di sviluppo del territorio che puntualmente resteranno irrealizzati. Per questi politici i cittadini sono “carne elettorale” che è meglio tenere nelle peggiori condizioni di vivibilità possibile. In questo modo infatti è possibile disabituarsi a pretendere servizi adeguati, ad esigere il rispetto dei propri diritti e si diventa più facilmente “ricattabili” offrendo come “favore”, come merce di scambio elettorale, ciò che invece spetterebbe in quanto cittadino. Ma la colpa di tutto ciò non è solo dei politici. Una grave responsabilità di questo modo di fare politica è da imputare all’assenza dell’informazione: il quotidiano LaSicilia, sempre attento a sottolineare dalle proprie pagine, gli episodi di cronaca nera del quartiere e a definirlo quartiere-ghetto, non dedica neanche una riga ad analizzare le conseguenze di un nuovo e massiccio aumento della densità di popolazione in un quartiere così carente di servizi e strutture sociali. Ma la colpa dell’abbandono del quartiere non è solo della cattiva politica o dell’informazione mancante. La colpa principale l’abbiamo noi cittadini quando rinunciamo a pretendere i nostri diritti, quando “vendiamo” il nostro futuro (e quello dei nostri figli) per un sacchetto della spesa o per un buono benzina, quando ci limitiamo a lamentarci che “tanto quelli per noi non fanno niente” e rinunciamo a far sentire la nostra voce. Allora vi facciamo una proposta: diamoci una possibilità per far sentire la nostra voce una volta per tutte. Raccogliamo le firme per impedire la costruzione di nuova edilizia economica e popolare nel quartiere. Se le istituzioni non vorranno ascoltarci penseremo a come regolarci in cabina elettorale. Per informazioni sulla raccolta firme chiamate al numero di redazione (346/8401072), date un occhio al nostro sito (www.laperiferica.it), scriveteci una email (redazione@laperiferica.it) o passate in redazione (viale Moncada 2). Naturalmente se volete dire la vostra su questa o altre iniziative scriveteci pure.

massimiliano.nicosia@laperiferica.it

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