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’u cuntu n.ro 77: la festa alla Repubblica

mercoledì 2 giugno 2010

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La Repubblica Italiana non è più proprio una ragazzina, eppure il signor B. non vede l’ora di farle la festa. “Non parlare”, “non scrivere”, “non frequentare giudici”, “non avere opinioni”, “fatti i fatti tuoi”. Un vero e proprio stalking, insomma. Interverranno i vicini o l’avrà vinta Mr Prepotente?


Non è ancora come il Golfo Persico, ma è già uno dei mari più a rischio del pianeta. In Grecia, nel giro di poche settimane, un tranquillo Paese semi-agricolo è finito dentro alla macchina di triturazione. In Medio Oriente, il vecchio Stato (laburista) di Israele non esiste più e il suo posto è stato preso, per l’appunto, da un regime mediorientale che massacra e fa stragi come tutti gli altri. In Italia sono stati persi trecentosettemila posti di lavoro e un giovane ogni tre è disoccupato. * * * Insomma, il mondo dei sogni sta andando a pezzi. Non che prima le cose fossero molto migliori (non si è atteso Netanyahu per fare Sabra e Chatila né Berlusconi per far macelleria sociale), ma prima almeno erano presentate come eccezioni. Adesso, invece, le si proclama come normalità. Certo, non è stato facile arrivarci: c’ è voluta una lunga e paziente opera di propaganda, di fronte alla quale Goebbels e Beria erano dei dilettanti; ma alla fine ci si è arrivati. L’uomo non è più un uomo, puoi massacrarlo alla generale Sherman (“L’unico indiano buono...”), apertamente. L’operaio, altro che diritti!, è una macchina punto e basta (“Prendiamo la via della Cina!”, incita Romiti). Il gay, la donna, il bimbo del turismo sessuale, chiunque non sia maschio adulto “regolare”, può essere violentato, o quantomeno aggredirlo, impunemente. Quest’opera di mutazione culturale, di riformazione freddamente studiata del senso comune umano (è di questo che parlano quando parlano di “riforme”) può essere e dev’essere contrastata da noi tutti. Tutti? Certo, una mano possono darla anche i Vip, ma con riserve e limiti che prima o poi ne offuscano – vedi il recente caso Santoro – la credibilità di fondo. Meglio contare sulle nostre forze, sui militanti antimafia (e dunque antifascisti, antirazzisti ecc.) vecchi e nuovi. Facciamo due esempi specifici, tanto per non chiacchierare a vuoto. Il primo è quello di Chiara, una giovane collega di ventitrè anni che sta arrivando al massimo premio giornalistico coi suoi “sconosciuti” video sulle lotte sociali catanesi (sconosciuti per Minzolini, non certo per noi di Ucuntu o quelli dell’Experia). Il secondo è quello di Roberto, che ha più di sessant’anni e una carriera brillantissima alle spalle ma la vecchiaia la sta passando a formare giornalisti antimafiosi e a scrivere su mafia e governo cose tali che ogni paio di settimane mandano un paio di pirati ad hackerargli il sito. Non cerchiamo altri alleati, non ce ne sono. Stiamo uniti, lavoriamo, facciamo rete. Su questo numero di Ucuntu trovate annunci di rete per le settimane prossime, a Catania e a Ragusa. Non siategli indifferenti, non guardateli con estraneità: anche se voi non ci siete, sono momenti vostri. Dovunque siate, comunque la pensiate, qualunque sia l’ingiustizia sotto la quale siete (o crediate di essere) soli. Perché è la rete l’unica che può aiutare tutti, in Sicilia, nelle fabbriche, in tutto il nostro mondo, nel paese. La rete, l’intelligenza collettiva degli esseri umani.

Riccardo Orioles




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