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“Caso Repubblica a Catania” arriva al festival del giornalismo

sabato 4 aprile 2009, di Norma Ferrara

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I direttori di due importanti quotidiani europei a confronto nella seconda giornata del Festival internazionale del Giornalismo in corso a Perugia. Il direttore di Repubblica, Ezio Mauro ha incontrato ieri il direttore di El Paìs per discutere del ruolo dell’opinione pubblica rispetto ad un’informazione che sta cambiando i suoi linguaggi e gli strumenti, i tempi e le fonti giornalistiche per capire se a fronte di ciò i media tradizionali abbiano ancora il potere di influenzare e incidere sull’opinione pubblica.

E’ un’analisi amara e non priva di espliciti riferimenti al mondo della politica quella che si dipana nelle due ore di incontro in questa terza edizione del Festival del giornalismo, che attraversa l’attualità, la situazione dei media nel Paese e in Europa e la loro difficoltà, anche in Spagna, a ridisegnare i confini fra informazione e disinformazione.

"C’è una bella differenza fra vivere in una democrazia – dichiara Ezio Mauro – o vivere in una democrazia di qualità; e – solo un cittadino informato può contribuire a realizzare una democrazia di qualità, perché è consapevole… ". Dunque centrale è il ruolo dell’informazione, libera e plurale.

Fra gli spettatori in sala, molti dei quali studenti di scuole di giornalismo, la domanda si fa strada spontanea, dalle prime alle ultime file, soprattutto dopo la puntata di Report che ha portato all’attenzione nazionale il caso Repubblica a Catania, ovvero l’assenza della sua cronaca locale nelle edicole della città etnea. Passata la parola alla platea una ragazza catanese, sotto gli occhi increduli del collega Moreno e lo sguardo attento del moderatore Angelo Agostini, si è fatta portatrice in pochi secondi della domanda che i lettori di Repubblica, avrebbero voluto fare da anni al suo direttore.

Che ne è stata dell’opinione pubblica catanese in questi lunghissimi anni di monopolio editoriale causato anche dalla mancata distribuzione (ma anche nelle province di Siracusa e Ragusa) dell’edizione palermitana di Repubblica a vantaggio dell’unico complesso d’informazione targato Ciancio Sanfilippo editore?

Ezio Mauro ha risposto. Ha ammesso pubblicamente l’esistenza di un “accordo” di tipo commerciale con lo stampatore di Repubblica a Catania (Mario Ciancio Sanfilippo, proprietario della tipografia che stampa tutti i quotidiani nazionali per la Sicilia, ma anche editore de La Sicilia e di altre testate regionali) e ha annunciato contestualmente che questo patto si trova in questi giorni in “via di ridefinizione”.

Da oggi possiamo affermare - senza rischio di smentite - che non di "patto presunto" (o come in molti hanno detto "occulto") trattasi fra la testata de La Repubblica e lo stampatore – editore Mario Ciancio Sanfilippo ma di “patto commerciale”. Quello che non sappiamo è se si sia trattato di un accordo al di qua o al di là delle norme antitrust che regolano il mercato editoriale.

Un piccolo vessillo dell’opinione pubblica catanese maltrattato, indebolito e talvolta umiliato - come ha dimostrato l’eccellente lavoro di inchiesta a firma di Sigfrido Ranucci su Report - ha denunciato più volte l’isolamento e l’oscuramento dell’informazione locale su fatti di portata regionale e locale.

Ezio Mauro a tal proposito ha precisato che “le pagine di Palermo non distribuite a Catania a seguito di questo patto intercorso con lo stampatore non raccontano di Catania in quanto nella città non c’è una redazione di Repubblica” (e immaginiamo che all’imprenditore - editore Ciancio Sanfilippo non dev’essere piaciuto sentirsi chiamare "stampatore"…. )

Solo per dovere di cronaca Repubblica Palermo da anni, con la sua piccola ma dinamica redazione palermitana, racconta la politica siciliana, la società civile, i grandi fatti che attraversano l’economia regionale che passano anche da Palermo ma non solo. Anni in cui le vicende di Catania si sono mescolate con quelle del capoluogo palermitano.

Il vicesindaco della città, Raffaele Lombardo, dopo aver governato Catania con la giunta Scapagnini, si è candidato per le regionali, ha condotto una lunga campagna elettorale e ha vinto. Oggi è il presidente della Regione Siciliana e ad averlo scelto è la maggioranza proveniente dal bacino elettorale della Sicilia orientale, sottoposta a “monopolio dell’informazione”. Nel frattempo le casse dell’amministrazione comunale che Lombardo ha lasciato con la giunta Scapagnini sono state ridotte al minimo storico: un bilancio salvato da un decreto ad hoc del Governo, interi quartieri rimasti al buio per mancanza di elettricità, la gestione degli appalti tanto che questa ed altre vicende sarebbero (come accennato nell’ultima puntata di Report) persino al vaglio della magistratura.

Sono fatti tra loro separati, o forse no, ma i cittadini catanesi non hanno avuto altra voce ad informarli che non quella dell’unico giornale (compreso sistema radiotelevisivo) La Sicilia che si può distribuire e vendere in città.

“Sono interessi legittimi - ricorda bene Ezio Mauro - quelli di ciascuno di noi a ricevere una corretta informazione attraverso il pluralismo dell’informazione che vengono continuamente violati dall’esistenza di un gigantesco conflitto d’interessi del premier che nessuno ricorda più ma che incide fortemente soprattutto sull’informazione radiotelevisiva e sul servizio pubblico in particolare”.

Catania è stato- in piccolo- il luogo di una violazione di interessi legittimi e l’assenza di Repubblica Palermo nella minore delle ipotesi non ha contribuito a migliorare la situazione. Oggi il direttore di Repubblica annuncia finalmente che si stanno ridefinendo gli accordi con lo stampatore – editore Mario Ciancio Sanfilippo.

E’ una buona notizia, un segnale importante. Adesso si aspetta di conoscere meglio i contorni di questa "ridefinizione" degli accordi. Per capire soprattutto se la democrazia di cui parlava Ezio Mauro in quella incisiva apertura di dibattito, anche a Catania, potrà avviarsi a diventare una "democrazia di qualità".

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