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Giovani, scuola, sicurezza. Dai politici risposte vaghe

Le istituzioni sprecano un’occasione di confronto con i cittadini

lunedì 22 marzo 2010

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È una bella lezione di “democrazia partecipativa” quella organizzata dell’osservatorio socio-politico interparrocchiale nella parrocchia Madonna del Divino Amore retta da don Piero Sapienza. Tre le questioni fondamentali al centro dell’incontro tra cittadini e istituzioni comunali e provinciali: scuola superiore a Librino, sicurezza dei cittadini nel territorio, emergenza giovani e strutture aggregative. L’osservatorio socio-politico del VII vicariato (che raccoglie le parrocchie di Librino, San Giorgio, Villaggio Sant’Agata, Zia Lisa, Pigno, Monte Po, Nesima), primo di altre esperienze catanesi, nasce nel 2008 per iniziativa della diocesi la quale, richiamandosi alla dottrina sociale della Chiesa, vede nelle parrocchie dei soggetti sociali nel territorio che interagiscono con le istituzioni e sviluppano percorsi di democrazia partecipativa. Ed è proprio la dottrina sociale della Chiesa che don Piero Sapienza richiama nel suo intervento introduttivo all’incontro. “È l’amore per ogni persona umana – afferma il sacerdote – a spingerci all’azione di denuncia delle cose ingiuste e proporre vie di soluzione, per una società più giusta tesa al bene comune da cui nessuno può essere escluso”. Per don Sapienza non ci può essere una Catania 1 e una Catania 2 o 3, pertanto occorre proporre un nuovo modello di “democrazia deliberativa” secondo cui i cittadini non danno più deleghe in bianco ai politici restando poi a guardare lo svolgersi degli eventi ma è necessario che tutti i cittadini partecipino attivamente alla vita della città contribuendo alle sue decisioni.

Cristina Cascio, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Angelo Musco, racconta il paradosso di un territorio nel quale il lavoro di eccellenza, compiuto nei sette istituti comprensivi, viene spesso vanificato nel momento in cui gli alunni dovrebbero approdare ad un istituto di istruzione superiore e dovendo scegliere tra istituti esterni al quartiere non facilmente raggiungibili con le linee urbane o una offerta formativa limitata alla sola formazione professionale. Il risultato più evidente, in questo delicato passaggio, è che il tasso di dispersione scolastica cresce in modo esponenziale con il risultato finale di un bassissimo numero di studenti del territorio che arriva al diploma e un numero ancora inferiore di coloro che proseguono verso gli studi universitari.

A completare la drammaticità del quadro ha provveduto il direttore del Centro di Prima Accoglienza Antonia Chiarenza la quale, dati alla mano, ha evidenziando l’alta percentuale di ospiti del centro provenienti da Librino (circa il 50%) illustrando il forte legame tra basso tasso di scolarizzazione e permanenza dei minori nei CPA.

Deludente l’intervento del dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Raffaele Zanoli che ha sostanzialmente negato il legame tra dispersione scolastica e mancanza di istituti superiori nel quartiere e ha attribuito la responsabilità delle carenze scolastiche del territorio agli stessi abitanti i quali, secondo il dirigente, non hanno voluto sfruttare l’offerta formativa della succursale della Lucia Mangano a Librino.

Deludenti le “risposte”, ma forse sarebbe più corretto non chiamarle tali, dei politici intervenuti probabilmente disabituati a questi esercizi di democrazia. Sindaco e Presidente della Provincia, dopo aver ribadito la loro fedeltà e vicinanza alla Chiesa, si sono limitati a prendere le distanze dalla disarmante evidenza dei dati e a ribadire in modo stucchevole un loro generico impegno passato e futuro nei confronti del quartiere guardandosi bene però dallo spiegare nei dettagli i termini di tale impegno.

Leggi anche L’editoriale di don Piero Sapienza




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